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giovedì 11 marzo 2010

Quanto coraggio ci vuole dentro al tunnel.....della vita!.

"Il coraggio (dal latino coraticum o anche cor habeo, aggettivo derivante dalla parola composta cor, cordis cuore e dal verbo habere avere: ho cuore) è la virtù umana, spesso indicata anche come fortitudo o fortezza, che fa' si che chi ne è dotato non si sbigottisca di fronte ai pericoli, affronti con serenità i rischi, non si abbatta per dolori fisici o morali e, più in generale, affronti a viso aperto la sofferenza, il pericolo, l'incertezza e l'intimidazione."(fonte wikipedia)".
"A volte capita nella vita di smarrirsi e di non sapere più quale sia la strada giusta da percorrere. Magari le scelte fatte con convinzione ci appaiono sbagliate, e ci sentiamo di aver buttato tempo prezioso per cose che adesso non hanno più senso. Anche a me è capitato, e ho sofferto tanto.Però proprio dalla sofferenza dobbiamo riuscire a tirare fuori quella grinta e quella energia necessaria per risollevarci.
Il mio è un invito a tutti quelli che in questo momento soffrono, per qualunque motivo. A chi è rimasto deluso per il fallimento di un amore in cui credeva, a chi soffre per la fine di un amicizia fraterna, a chi è "arrabbiato" con il mondo perché si sente escluso e emarginato.
Insomma a tutti quelli che dentro il cuore sentono la tristezza della solitudine e l'amarezza per una esistenza travagliata.. io dico.. CORAGGIO!
Bisogna guardare avanti con positività e voglia di vivere.. sorridere e pensare che tutto nella vita ha un senso e se a volte capitano delle cose spiacevoli, vuol dire che dietro l'angolo ci aspettano altre cose positive e belle.. basta aver il coraggio di guardare avanti e non chiudersi in sé stessi."

Anche se io lo dico, ma non ci riesco.
Ma, comunque, forza e coraggio: a chi vive solo; a chi si sente escluso, a chi cerca lavoro, a chi è in diffiicoltà economiche e picologiche; a chi è malato ed è dentro il tunnel, a chi si sente abbandonato.
Coraggio a tutti quelli che sono dentro il tunnel e non vedono ancora la luce. Che qualcuno arrivi presto a portarli fuori. Perchè lo sò per esperienza, quant'è brutto quel tunnel, dentro ci fai un passo e ti crolla dietro tutto; vorresti stare fermo ma non te lo puoi permettere.
E,piano piano, ci si accorge, tra l'altro, che la macchina del mondo gira benissimo anche senza di noi.

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mercoledì 10 marzo 2010

I don't believe anymore: allora devi fare questo e quello!


"Questo graffito, apparso a Londra nella notte del 20 dicembre, secondo quanto riporta il blog vandalog, è opera del graffitaro Bansky. Non sarà un graffito a salvare l’ambiente, così come non saranno le tavole rotonde e gli incontri internazionali, come il fallimento a Copenaghenha dimostrato, ma il messaggio del graffito è chiaro, e la foto bellissima.

Non sarà un graffito a salvare l’ambiente, ma ognuno, guardandolo, potrà rendersi conto della propria attitudine all’azione quando è ormai troppo tardi per cambiare le cose, così come il film The Age of Stupid racconta . Forse abbiamo bisogno di vederlo scritto in un graffito che annega nell’acqua. E comunque no, il riscaldamento globale non esiste, io non credo al Global Warming."


Da qualcuno, in passato, sono stato classificato molto sensibile, ma da un pò di tempo sto molto in pensiero per me stesso. Non riesco a credere fermamente in qualche cosa. Sono pieno di insicurezze. Il riscaldamento globale esiste o no? L'uomo è veramente stato sulla luna oppure no? La crisi economica esiste ancora oppure no e, nel caso, a che punto è ?La "peste suina" è stata tutta davvero quasi un bluff o quasi? Mi merito quello che gli altri mi riconoscono oppure di più o molto di meno? E' stato giusto come sono stato trattato nella mia vita, in tutti i campi, anche in quello professionale oppure ho avuto di più o di meno di quello che mi meritassi? E' giusto che la gente mi schivi? Forse è per il mio carattere oppure perché hanno paura delle loro piccole posizioni, perché alla fine mi sono accorto che non sono l'unico egoista? E oggi penso che sono solo ipocrisia tutte le prediche che dobbiamo sorbirci, sia a livello locale che in generale. Prediche di qui, prediche di là, suggerimenti di là, giudizi di qua, giudizi di là.....(lui ha tradito, lui si è comportato male, lui non fà per il sociale.....) e poi ti accorgi che, molte volte, sono senza costrutto. E poiché, per mezzo secolo, mi sono sentito dire: devi fare questo, devi fare quello, devi comportarti così (anche da gente che non aveva grande titolo morale e professionale per dirlo) senza, poi, tanti risultati, ora che sento le forze, piano piano, abbandonarmi, mi ribello e dico: ora dovete fare qualcosa voi, signori. Ma voglio essere più educato e non mi permetto di dire: devi fare questo, devi fare quello, ma chiedo solo una cosa: se ci riuscite fatemi ritornare solo la voglia di credere in qualcosa.Ed anzi, poiché per il tempo che mi rimane voglio ritornare a credere sul serio, devo, per forza, ritornare a fare le scuole elementari per tentare di ritornare a credere a quelle poche, sane e semplici cose che il vecchio Maestro ci disegnava con il gessetto nella lavagna. E quindi mi rimetto nel mio vecchio banco di legno in prima fila con il calamaio sulla destra, semplice ma dignitoso, con il mio grembiule nero ed il fiocco azzurro molto sgualcito ed aspetto fiducioso che qualcuno si faccia avanti. Anche se l'ideale sarebbe, per me, che ritornasse lo stesso vecchio Maestro o, se proprio questo non fosse possibile, almeno le sue vecchie idee ed i suoi pensieri. Sono sicuro che smetterei di avere mille dubbi ed incertezze.

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martedì 9 marzo 2010

Siamo poco tolleranti:quindi dobbiamo sorpassare!

“Molti uomini sono destinati a ragionare male, altri a non ragionare affatto ed altri ancora a perseguitare coloro che ragionano"(Voltaire)
Ma il grande filosofo aveva fatto anche un elogio alla tolleranza nel famoso trattato al fine di rendere gli uomini più tolleranti e più miti.Forse è il male dei nostri giorni da cui scaturiscono tutte le altre cose che non vanno: siamo molto meno tolleranti dei nostri padri e molto meno dei nostri nonni. Allora è importante domandarsi come mai.Non abbiamo più pazienza, siamo sempre di corsa, sempre arrabbiati e facciamo molte meno cose dei nostri antenati. Qualcuno subito dirà: come meno cose dei nostri nonni? Ma sei pazzo? Ora abbiamo le auto e ci spostiamo dove vogliamo; andiamo agli ipermercati, alla sauna, alle terme , al mare, al grande centro commerciale. Mica come quei trogloditi che andavano in bicicletta. E qui una persona di buon senso alza le braccia e dice "hai ragione, sono uno stupido".Ma proviamo ad analizzare le cose: intanto i nostri antenati, con mezzi primitivi ci hanno lasciato una testimonianza della grande architettura per la quale siamo famosi in tutto il mondo. Noi con le nostre magnifiche gru abbiamo realizzato, nel migliore dei casi, dei lunghi capannoni bianchi, con tutte le luci meravigliose, ma monotoni e questo quando va bene. Altrimenti abbiamo realizzato palazzoni tutti uguali, brutti esteticamente, con poca fantasia, magari con tante luci dentro. I mobili poi erano di vero legno, massicci, belli, sapevano di legno. Ora basta andare in una mostra e verrebbe da dire spropositi alla vista del gusto moderno, minimalista, fatto solo per chi vive in quell'ambiente, per la comodità dell'inquilino dove non è previsto affatto la presenza di altre persone a meno che non siano della stessa età e con gli stessi hobbies. E nello stesso tempo senza quella sensazione di solidità e sacralità che le vecchie madie ed i vecchi armadi di una volta davano. Non sappiamo ancora la durata "tecnica" del cemento (se ho capito bene) e, nonostante tutto continuiamo ad utilizzarlo (per la fretta?); parliamo tanto di energie rinnovabili e poi ci rendiamo conto che è quasi impossibile utilizzarle per i costi e per le difficoltà burocratiche. Chi ce lo fà fare se non c'è un vantaggio immediato, l'unico concetto con il quale siamo abituati a pensare. Poi prendiamo la macchina ed andiamo al centro benessere, al supermercato, all'outlet appena aperto e dove vanno tutti. E pensiamo a come siamo fortunati. Ma non pensiamo ai costi di prospettiva per il cui calcolo non siamo programmati: bene nel corpo e tanti costi nei rapporti sociali che si disperdono e poi non pensiamo mai all'altra cosa che , al solo dirla, passiamo da scemi:
"certamente facendo così non lasciamo un segno del nostro passaggio e certamente nessuno di quelli positivi". E forse quelli pievi, quelle case antiche, quelle d'opere d'arte un pò consunte del nostro territorio ci guardano dall'alto con aria compassionevole mentre sgassiamo con la macchina per prepararci a fare quello che, in questa epoca, è davvero essenziale: fare un sorpasso a quello che ci precede, perché noi, e solo noi, abbiamo tanta fretta.


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lunedì 8 marzo 2010

Un pensiero di speranza per il mondo del futuro

Oggi è la giornata e la festa della Donna. Simbolo di riscatto sociale e dall'oppressione che storicamente le donne sono state molte volte costrette a sopportare sin dall'antichità (basti ricordare la condizione della donna nel Medioevo) e fino ai tempi molto recenti di quando, la Donna cercò nell'Inghilterra degli anni sessanta il riscatto sociale nei comportamenti di tutti i giorni, perchè anche il modo di vestirsi può far raggiungere l'emancipazione (ricodiamoci della minigonna di Mary Quant), sino alle lotte del secolo scorso fatte dal movimento femminile in tutta l'Europa per ottenere gli stessi diritti e le stesse opportunità degli uomini. Ma l'origine di questa festa ha connotati molto tristi ed allora proviamo a raccontare brevemente come è nata.


Viste anche le origini della Festa, per contrappasso e bilanciamento, è forse doveroso per tutti, stasera, porre un pensiero alle Donne che oggi stanno lottando ad Haiti, in Chile ed oggi anche in Turchia contro le avversità della vita ed un pensiero a tutte quelle Donne di tutto il mondo che ancora vivono nelle stesse condizioni delle nostre Donne del passato. Anche in questa ricorrenza vengono a riaffacciarsi le contraddizioni della nostra epoca: un mondo diviso in due: da una parte le donne (e gli uomini) che nelle capitali europee sorseggeranno spumante e, da qualche altra parte, quelle (e quelli) che lottano per avere i beni essenziali. Ma questa è la "contraddizione" evidente di questo nostro Mondo del XXI secolo, dove la demarcazione tra condizioni decenti di vita o addiritttura, in certi casi, di benessere e le condizioni di indigenza, disperazione sono marcate da un solco troppo netto e, a volte, quasi insormontabile.
Ed allora, forse, anche un piccolo pensiero di un secondo, stasera, da parte di tutti, Donne e uomini, a tutte quelle persone al di là del fossato, potrebbe essere un piccolo germoglio, se non altro di speranza, per il mondo del futuro.
Buona Festa della Donna a Tutte.

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