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venerdì 16 settembre 2011

Dividere il mondo a strisce orizzontali!

Due trasmissioni televisive diverse, ma due grandi personaggi che, a mio avviso, meritano una menzione. Da una parte un imprenditore molto conosciuto di cui non farò il nome e dall'altra un economista, lui forse meno conosciuto al grande pubblico, come succede spesso da noi, ma molto considerato a livello internazionale. Tra una pletora di personaggi che vedono come unica soluzione alla sviluppo la riforma delle pensioni, come se fosse l'unica fonte a cui attingere, le soluzioni proposte ed esposte con metodo ed in modo illuminato dalle persone sopra citate si confanno molto di più al mio modo di pensare e, quindi, cerco di sintetizzarle.L'idea dell'imprenditore partiva da tagliare tutto il superfluo, tenendo conto degli uomini che con il superfluo ci lavorano e che potrebbero essere utilizzati per servizi più utili. Ma le strutture del superfluo costano anche senza gli uomini e quindi, tirando le somme, si potrebbero risparmiare cifre considerevoli . L'elenco delle cose superflue o poco utili sarebbe molto lungo(e qui non lo voglio mettere) e non si limita solo ai costi della politica che, comunque, fa abbondantemente la sua parte, ma anche cose più semplici ( ci siamo scordati degli Enti inutili, delle Comunità montane a livello del mare e mille altre cose di questo tipo?) e poi tirare le somme. E poi il pensiero dell'economista che coincideva ad un concetto che  ho sempre avuto anch'io e forse anche  per quello mi è rimasto impresso: per crescere occorre anche e soprattutto attirare investimenti e capitali esteri. Per questo le cose più importanti sono forse un paio: legalità e certezza del diritto.Ma non avrei fatto questo post se non mi avesse colpito una frase scandita da uno dei due personaggi. Ad una domanda posta male e un pò faziosa che cercava di dividere l'opinione per categorie, senza distinzione, come se tutti fossimo uguali e come spesso avviene ed è avvenuto da noi, quest'ultimo affermò:"occorre dividere il mondo a strisce orizzontali".  Perchè, aggiungo io, in quelle strisce troviamo tutte le categorie di mestieri e di professioni. Poi occorre dividere, per ogni striscia, il buono dal cattivo, l'utile dal meno utile. E nel fare questo avremmo finalmente riscoperto un concetto fondamentale che forse ha fatto grande il nostro Paese nel primo dopoguerra: dare un pò di spazio al merito e dall'impegno senza tralasciare, anzi favorendo in questo modo, la necessaria azione sociale di aiutare i più deboli e quelli che hanno meno meriti. Ma se non lasciamo i meritevoli liberi di creare ricchezza forse non potremmo neppure distribuirla, poi, ai meno capaci. Lasciando oltretutto tutti meno contenti. Perché a forza di dividere il mondo a "Strisce Verticali"  si verificano, tra l'altro, quei casi incresciosi mostrati da una trasmissione di ieri  sera: "l'uomo che rincorre la pensione". A 55 anni era stato messo in un fondo di solidarietà del settore metallurgico per essere accompagnato alla pensione. Poi a 57 non ci poteva più andare. Poi era arrivato a 60 anni, ma ci volevano 40 anni di servizio. E lui aveva aspettato, senza percepire niente. Poi ce ne volevano 41.A questo punto non rimaneva altro che piangere. Ed infatti quell'uomo, mentre esponeva  il suo caso aveva la voce tremula e gli occhi lucidi che indicavano disperazione. Era caduto in una striscia verticale. In quelle strisce, infatti, ci sono spesso dei vortici da cui è difficilissimo uscire per tutti. Figuriamoci per un rottamato di un'età nella quale, da noi, se siamo comuni mortali, siamo considerati  "residuati bellici" da museo.Non pensando che per costruire nuove armi, molto spesso, bisogna riprendere e ristudiare i progetti di quelle vecchie. Ma di cosa sto parlando? Parole soltanto parole. Milioni di parole. Inutili parole . Perchè, come dice una bella e recente canzone: in tempi di decadenza  le parole non hanno chance!.
Ad majora
Honest Maverick productions

Enjoy:


sabato 10 settembre 2011

Oh....finalmente! Ci sono anche i ceci di Pollicino e gli Elfi che mi salutano!


Un ciclo di vita che va ed uno che viene nel mio mondo di Wild. Stamani ho visto un mucchio di piccole lucertole appena nate che si arrampicavano sui fichi maturi caduti per terra. Chissà se in quel mondo esiste una seppur minima organizzazione sociale od economica?. Aprirà la Borsa anche da loro? E cosa tratteranno?. Insetti e fichi secchi? Per ora non lo so ma prendiamola sul ridere!Oggi mi voglio cimentare un pochino in economia. Ma quando parlo di economia lo voglio  fare con grande rispetto e, soprattutto, con grande modestia. Perché l'economia è una cosa seria che riguarda tutti. E soprattutto è molto difficile perché non è una scienza esatta.  Quando invece qualcuno si vuole improvvisare economista non avendo forse le basi minime,  e molto spesso succede negli ultimi tempi, viene da ridere e, molte volte, da piangere perché in mezzo ci siamo anche noi. C'è gente, infatti, che confonde il mercato con la speculazione; se la prende con  la speculazione(entità misteriosa ed un pò vampiresca) che non vuole comprare il debito; confonde il reddito con il patrimonio che normalmente dovrebbe essere già stato tassato all'origine perché il patrimonio normalmente si compra con il reddito; le rendite finanziarie con i dividendi che prima di incassarli hanno già subito un imposizione a livello di utili societari(più del 40%) e poi un ulteriore 20%. Quasi che possedere una quota di una società (azioni),  perché di questo si tratta, costituisca un delitto e non una spinta alla produzione, e via di seguito, in un susseguirsi di espressioni opinabili che si sentono tutte le sere in TV. E gli stessi discorsi, la mattina dopo, li sentiamo pari pari al bar quali verità inconfutabili della gente comune. Perché l'hanno detto ieri sera a quella trasmissione.  
Poi finalmente arriva qualcuno che si intende di economia e che ha fatto un'analisi approfondita che consiglio di leggere, cliccando il link in calce. Solo un fatto per ora  aggiungerei: sarebbe necessario, a mio parere, il taglio di spese superflue e strutturali che potremo elencare in tante e molteplici voci (ad esempio abolizione Enti inutili, delle Comunità Montane a livello del mare, contributi a pioggia ad associazioni inutili e sconosciute, razionalizzazione delle Società municipali ,  ma tante altre ancora, che, forse, approfondiremo in un prossimo post ) e poi fare la somma. Perché le somme sono importanti. Altrimenti sentiamo dire: ma questo non basta, quest'altro non basta e via di seguito. Da soli non bastano ovviamente. Ma tutti insieme, come i ceci  di Pollicino, fanno sicuramente una bella cifra.  Sennò rischiamo di fare come quella famiglia che ha in garage una Ferrari ed una Lamborghini e rinuncia a mangiare per andare avanti.! Ma, imperterrita, quelle fuoriserie le lascia in garage a disposizione fino a quando nessuno di loro avrà più, forse, neppure la forza per arrivare al garage. Quindi sarebbe bene, prima di fare scelte impopolari, tagliare tutto il superfluo ed il semi-superfluo e poi sommare tutto.  Ma tutto quello scritto sopra può darsi che non sia vero. Perché a volte mi confondo moltissimo. Sbaglio  dimensione. Ed in economia è molto pericoloso. Forse non vale nel mondo normale ma solo nel mondo delle lucertole nella dimensione "wild" che mi è più confacente.Oltretutto con tutti i problemi di salute che ho, può darsi che abbia preso anche un abbaglio!. Ed infatti distolgo lo sguardo un attimo verso destra e vedo un Elfo che mi saluta.! Deve esserci in me qualcosa che non va e di  molto serio! Ed allora Reset,Reset...Control+Alt+Cancel!!! All'infinito!.   
Blog di Marcello Foa

Honest Maverick productions
 

enjoy: Il Titolo si addice proprio al nostro caso. 

mercoledì 16 giugno 2010

The dark side of the moon

Prendo a prestito il titolo di una favolosa canzone del mio gruppo musicale preferito. Un gruppo di altri tempi quando si sognavano le cose. Si rincorrevano. Magari non si raggiungevano mai, ma il solo fatto di averle sognate molte volte ti rendeva felice e ti dava lo sprint per andare avanti. Il gruppo musicale a cui mi riferisco, nel mio immaginario, l'ho sempre visto insuperabile, una leggenda, oserei dire al di là delle possibilità umane. Ma su questo presto farò un post, con calma. Oggi invece prendo in considerazione "the dark side of the moon" della vita di tutti i giorni. Ieri andai a pagare un piccolo conto, perché avevo preso poca roba, da un rivenditore di materiali edili. C'era poca gente quando per anni l 'avevo visto pieno di camioncini. La signora mi disse che c'è la crisi. Un muratore mi dice che non c'è lavoro. Ma i materiali edili in tre anni sono raddoppiati o quasi. Fai un piccolissimo lavoro e alla fine spendi cifre che qualche anno fà non l'avresti neppure sospettato.The dark side of the moon: Non sarà mica lo strascico lungo del cambio dell'euro che ha raddoppiato, se rapportato in lire, tutti i costi. E non si era applicato, se ricordo bene, un cambio iniziale piuttosto alto per evitare l'inflazione?. No, non è vero; che bischerate dico: è solo la "dark side of the moon". Vedo una fabbrica in crisi, una fabbrica che lavorava, bene o male, da tanti anni, come ce ne sono molte da tante altre parti. E' vero la domanda mondiale è crollata in certi settori, la globalizzazione, poi, ha fatto il resto. Competere con Paesi che pagano la manodopera un decimo di quello che viene pagata da noi è come voler competere io, a pugni, con il campione mondiale dei pesi medio massimi . Posso a malapena reggere due riprese, ma poi crollo. The dark side of the moon:Ma a volte non sarò mica anche un pò di colpa, forse, una piccolissima frazione, di un management che non è all'altezza di gestire una crisi d'azienda. E che forse è stato messo lì in tempi di vacche grasse,anche per meriti "sportivi" o perchè si presentava bene od era benvoluto e valutato con la superficialità dell'arrotino di paese. E che forse un pò di planning, condito da tanto "brainstorming" e fantasia potrebbe evitare qualche problema?. Qualcuno ha detto che la mancanza di meritocrazia e le prebende ci costano tanti tanti euro a tutti, anche se nessuno ne parla volentieri. Ma attenzione, l'altro giorno ho avuto una piccola ischemia, la mattina parlavo male, sbiascicavo le parole e quindi: anche questo non è vero; è solo "the dark side of the moon". Dal tabaccaio mi viene detto che quest'anno ci sono meno turisti dell'anno scorso. L'ho visto anch'io nelle mie peregrinazioni di campagna. L'anno scorso incontravo più targhe straniere che italiane. Quest'anno solo nazionali come le sigarette di una volta. Mah, sarà tutta colpa della crisi che ha toccato anche questo settore. The dark side of the moon : non sarà mica anche di una promozione turistica locale stereotipata, fatta di piccoli cartelli che a volte si notano poco. Di informazioni magari lette su giornali locali, senza una comunicazione diretta al cittadino stesso, e poca promozione internazionale. E forse anche di una scarsa fiducia nei nuovi mezzi di comunicazione come il web. Perché appena si parla di web o si parla a vanvera o si denigra. L'ho visto io che ho creato una piccola pagina su Facebook sulle nostre zone. E' piccola perchè ho poco tempo da dedicarci e poi sono sempre solo e non posso fare di più anche se dovrei esserci abituato perché sono sempre stato solo da quando sono nato. Qualcuno dice che dipende da me. Ma a volte, facendo tesoro di questo consiglio, ho provato a chiedere un piacere. La risposta mi ha fatto capire di dover continuare a fare da solo. Ma i fans che hanno sottoscritto la pagina sono soprattutto stranieri:francesi, americani, danesi,canadesi e qualche altro. Gente delle nostre parti pochi e solo conoscenti. Ma che bischerate sto dicendo? Non mi sto rendendo conto che sto rimbambendo, che forse ho anche qualche principio di "alzmeier" e non ischemie, ed anche qualche piccolo attacco di Parkinson quando si accaloro. Perchè è evidente: anche e soprattutto in questo caso è solo colpa di "the dark side of the moon"!.
H.M. productions- Int. Site of Montagnola- Intell. rights reserved (Little better than nothing-may be the dark side of the moon)

venerdì 11 giugno 2010

In cosa credi? Nel "microfinance"!


In the first photo:Community-based savings bank in Cambodia. There is a rich variety of financial institutions serving poor people.


Ci siamo passati anche noi cinquant'anni fa.Va beh, le condizioni e le situazioni potevano essere diverse, la natura più generosa, ma di moneta per andare avanti ce n'era molto poca. E di quella poca si aveva tanto rispetto. Ci insegnavano dalle elementari con quelle belle e mai noiose "giornate del risparmio", quando ci davano un salvadanaio di coccio per mettere i pochi spiccioli a disposizione. Quando speravamo anche che le galline facessero molte uova per poterle vendere, le coniglie tanti coniglietti per mangiarli e venderli per "autofinanziamento". E poi venivano i funghi, quelli preziosi, quelli porcini che erano anche allora ricercatissimi non tanto per consumo personale ma soprattutto per poterli venderli ai compratori ambulanti che li portavano nelle città del nord. Si vendevano persino le pelli essiccate di coniglio. Non so a cosa potessero servire ma ce le pagavano 10 lire a pelle. Autofinanziamento anche questo, a volte dedicato alle piccole voglie dei bambini. Ma pur sempre monetizzazione della miseria. Ed oggi quasi le stesse condizioni si verificano in tanti paesi in via di sviluppo. A mio parere definizione un pò ipocrita perchè alcuni di questi sono da sempre in via di sviluppo. Forse quando sentono questa parola molti di loro credono ad un miraggio come per noi fermare il buco nero dell'ozono, ma la situazione è questa. Popolazioni dell'Asia e dell'Africa, specialmente nelle zone rurali e nelle grandi città, vivono delle loro piccole intraprese: ortaggi che poi vendono al mercato, piccolo artigianato, magari aiutati da qualche occidentale che ha scelto di piantare la sua vita agiata per dedicarsi ad insegnare un lavoro ai ragazzi di strada di Pnhon Pehn. E dico questo perché conosco che questo caso è proprio vero. Ed allora, in questi frangenti, per andare avanti assume molta importanza il ruolo della microfinanza che forse è anche più istruttiva delle donazioni. Questo blog ha già dedicato un post al microcredito che riproporrò in calce. Ma mi è venuta questa ulteriore ispirazione perché proprio ieri sera ho letto in una famosa rivista economica mondiale che una grande azienda mondiale aveva destinato parte dei suoi utili alla costituzione di una onlus per il microcredito. E credo che questa sia una grande funzione.Anche perché mettendo via, moneta su moneta, piccoli penny su piccoli penny, si riescono a ripagare i piccolissimi prestiti con una percentuale di contenzioso veramente irrisoria.E forse anche perché una volta qualcuno disse che per aiutare davvero era forse più importante insegnare a pescare che dare qualche pesciolino gratis qua e la. E concludo con la frase in inglese che ho trovato nella rivista che ho citato prima:

"Microloans are a simple, effective way to help communities prosper. They create jobs, diversify the local economy, and give people the chance to be their own boss. So in 2004, we formed partnerships that allowed us to offer increased access to microfinance.......omissis.....Now the are more motorcycle taxi drivers in Penajam. Farmers in Benguelaare growing more bananas. And there's a particularly good new bakery in Luanda.These are our families. And our neighbors.And by changing their lives, we're in more than the energy business.....omissis".

Finalmente qualcosa di effettivo, di concreto al di fuori di tanti falsi lamenti ( a parte quelli veri che sono tanti tanti) che sentiamo dalle nostre parti, dall'ipocrisia di chi si sente sempre nel giusto senza alcun spirito critico e che, a volte, risulta molto antipatica. Come lo sono io quando mi lamento di cose stupide o del tanto impegno che richiede il mio blog, senza un immediato riscontro di nessun tipo. E subito mi vergogno di averlo detto perché, dicendo questo, mi sento tanto tanto antipatico.Mi si perdoni, quasi sempre non posso fare di meglio.

Ma ora un'ultima cosa:
BUON WEEK END A TUTTI E BUONA DOMENICA.


IL MIO POST DI UN ANNO FA SULL'ARGOMENTO:

SABATO 30 MAGGIO 2009

Banking for the poors- Il microecredito internazionale


Non c'è bisogno di presentazioni per un'iniziativa che ha fruttato il premio Nobel per il suo fondatore Yunus.
La sua azione è stata meritoria anche per il fatto di stimolo alla piccola economia locale con una percentuale di insolvenza irrisoria specialmente da parte dei prenditori donne.
I meriti sono riassunti dalla citazione del presidente onorario:

“By giving poor people the power to help themselves, Dr. Yunus has offered them something far more valuable than a plate of food—security in its most fundamental form.” —Former President Jimmy Carter
Honest Maverick productions- Int. Site of Montagnola- Intell rights reserved(Little better than nothing as in Microfinance)

martedì 8 giugno 2010

Non mi sembra facile neppure ora!

Circa un anno fa facemmo un post mettendo in risalto la difficoltà di ottenere le cose che adoperiamo tutti i giorni. Non facciamo caso a come e' fatto un ferro da stiro,quanto lavoro comporta, ma anche le cose piu' semplici come un badile e come una vanga. prima di tutto, per fare qualsiasi cosa, anche la piu' semplice, occorre energia:energia per forgiare il ferro, energia per fare la malta per murare, energia per fare i mattoni. ma purtroppo non facciamo caso neppure alle cose più complesse. in una recente trasmissione tv monotematica hanno fatto vedere recentemente quanto ci vuole in tempo, risorse umane ed automazione per fare: automobili di lusso famose nel mondo, automobili di tutti i giorni ma anche camion ed attrezzi per lavoro. ed in questo campo giova ricordare una delle più grandi fabbriche al mondo di prodotti da lavoro pesanti come carrelli elevatori,escavatori, camion da miniere, ruspe ed il piu' grande camion al mondo impiegato nelle miniere di sabbie bitumnose del canada.Proprio quelle sabbie, uniche al mondo, da dove, strizzandole, si ricava il petrolio.sempre il petrolio.l'oro nero dei nostri giorni. Qualcuno ha detto che, fintanto si avra' cosi' sete di petrolio e si viaggia su questi prezzi, la gente e' disposta ad andare a cercarlo anche sulla luna. ma non e' facile trovarlo. a volte le condizioni sono proibitive contro forze che l'uomo riesce a malapena a concepire. basti pensare alla pressione esistente a 1500 metri sotto il livello del mare. poi ci possono tutti gli errori del mondo. errori umani, di distrazione, di mancato controllo ma forse a questi livelli ci potrebbe essere anche un po' di quel fattore che si chiama fatalita'.

La lotta dell'uomo per lo sviluppo, per andare in auto, per la comodità, a volte può provocare qualche grande, colossale disastro. Ma forse ci converrebbe cominciare a dubitare che qualche piccola colpa la potremmo avere tutti. Se non altro per non volerci fermare un attimo a pensare se i nostri modelli sono sempre giusti. Oltre ovviamente a dare tutte le colpe a chi ha provocato direttamente quel disastro dal quale forse, questa volta, è parecchio difficile uscire.
H.M. productions- Int. Site of Montagnola- Intell. rights reserved (little better than things noise)

vENERDÌ 31 LUGLIO 2009

A ME SEMBRA TUTTO TROPPO FACILE
















In un canale monotematico ci è stata mostrata una bellissima trasmissione riguardante l'attività giornaliera del più grande porto di Europa: il porto di Rotterdam.
In particolare la trasmissione si è concentrata su tre enormi attività che costituiscono l'attività di routine del più grande scalo merci di Europa: l'arrivo della più grande nave al mondo che trasporta merci alla rinfusa, la Berge Stahl, che può attraccare solo su due porti al mondo, di cui uno a Rotterdam e l'altro in Brasile; una portacontainer delle più grandi che può trasportare fino a 7000 container a viaggio e una nave chiatta con la capacità di autoffondarsi per caricare trasporti eccezionali come una piattaforma petrolifera.
La Berge Stahl doveva attendere l'alta marea per poter entrare in banchina e, nonostante tutto, il suo scafo assorbì tutta la profondità fino ad un metro dal fondale rischiando di arenarsi. La portacontainer doveva scaricare 7000 container in 48 ore ed allora entrava in funzione un sistema robottizzato di scarico e rimessaggio dei containers e si vedevano camion completamente autoguidati da un sistema robottizzato senza alcun intervento dell'uomo. La superchiatta dopo 24 ore di autoaffondamento riuscì a scaricare una piattaforma che fu trasportata da otto rimorchiatori in Danimarca per entrare in funzione ed estrarre il petrolio dal fondo marino.
Si vedeva la fatica degli uomini delle navi e dei rimorchiatori nel prendere le enormi cime delle navi ed agganciarle. E tralascio molti dettagli di continua pericolosità.
Con il ferro trasportato dalla Berge Stahl, per il quale occorreva una settimana per scaricarlo, si sarebbero potute costruire 300.000 automobili.


Allora mi è venuta in mente una considerazione che, almeno per me, vale: io non faccio mai caso, quando prendo l'automobile, a quanto lavoro ha richiesto per essere in funzione, nè, quando indosso un paio di jeans che era contenuto senz'altro in uno dei tanti containers, a quante persone ci hanno lavorato sopra, nè tantomeno riesco a pensare, quando sono alla pompa di benzina, quanto lavoro ha richiesto il mio serbatoio pieno. Per me è tutto dovuto purchè abbia i soldi per pagarlo. E' vero una volta pagato sono a posto con la coscienza e la società. Ma, a volte, mi sento molto in debito con qualcosa di indefinito e che mi rode dentro e che, io definerei, forse molto a sproposito, "coscienza collettiva".

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