e da una piccolissima "vena d'acqua del bosco" possano scaturire tante COSE SERENE per tutti
nell'anno 2 0 2 4
AUGURI DI BUONE FESTE
A
T U T T I
"Sentivo il mi Babbo parlare con mia madre che il cappone era pronto per il Ceppo, quando molto probabilmente avevamo anche ammazzato il maiale a mezzo con l'altra famiglia vicina.
Mi domandavo sempre perché il Natale i "vecchi" lo chiamavano il Ceppo, ma non avevo mai avuto voglia di approfondire. Perchè mi pareva bello così. Mi sembrava poesia e magia. A scuola e a dottrina tutti parlavano del Natale e tra persone adulte, non solo da mio padre, si sentiva parlare del Ceppo. Mi sembrava bello perché c'era mistero e partecipazione per una festa che noi ragazzi, non foss'altro, che per i cavallucci e i ricciarelli aspettavano con tanta ansia.
Poi crescendo cominciavamo a capire quando i riti pagani si confondevano o meglio si aggiungevano alle feste religiose dando ancora più importanza alla Festa la cui attesa metteva nell'aria un miscuglio di strana allegria, apprensione per aver dimenticato di fare di tutto affinché il Ceppo arrivasse anche da noi e qualcosa di magico che si diffondeva nell' aria e nel bosco di lecci e polloneto..."
Abbiamo perso la capacità di sognare a lungo termine? Assieme alla capacità di gestire positivamente la nostra autonomia decisionale? Siamo dipendenti di qualcuno che ci dica cosa fare? E' una cosa normale in un mondo che si muove molto anche con la pubblicità. Abbiamo bisogno di acquistare un'auto? Non andiamo dal primo concessionario che ci capita, ma studiamo bene il problema. Sarebbe interessante magari vedere quanto hanno influito gli annunci pubblicitari del momento nella scelta del concessionario da noi visitato per primo. Ma questo è un altro discorso, una considerazione più appropriata per i tempi normali.
Ma ora il nostro mondo è sconvolto. Non ci porta più neppure a sognare. Almeno per il momento.
E' un periodo che ci sta mettendo alla prova. In molti sensi ed in tutti i nostri Sensi.
Dobbiamo forse aggrapparci ai nostri valori che ci hanno tramandato i nostri Padri. Quei padri che forse non avevano il virus ma dovettero fare anche 5 anni di guerra in luoghi e terreni sconosciuti con la paura di morire lontano da tutti ed in luoghi che non conoscevano. Paura di morire in maniera anonima senza magari poter avvertire i propri cari. E poi quei Padri tornarono e ci dissero, finché poterono, come dovevamo comportarci. Ci indicarono una via dura e stretta che non sempre abbiamo seguito, ma che, comunque, ci ha marchiato. Ed allora dobbiamo darci forza ed andare avanti.
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Era la domenica sera di primavera inoltrata esi ritornava a casa dal Circolo passando per lo spaccio dell’Appalto.Avevo gustato unfru-fru e un bicchiere di schiuma e mi ero divertito guardando BraccoBaldo Show. Il sole
tramontava dalla parte di Poggio Scopeto ed era alle sue ultime battute e rosseggiava
tutta la sommità della Montagnola. Eravamo felici nella nostra semplicità. La
domenica stavafinendo e ritornavamo a
casa per la cena.
Nell'orto il "tempo dei baccelli" era finita e stava arrivando l'estate piena e tra poco sarebbero arrivati anche i gelati.
Il mi’ babbo mi aveva dato la mano ed io guardavo la
manica della sua camicia. Si.. era proprio la camicia della domenica, fatta dalla sarta
che ci abitava accanto. Era a righe ( anni ’60) bianche e rosina, di larga misura.Era bella e
la stoffa era morbida e molto liscia…per forza...era la camicia a righe della Festa!
Ero felice nel mio semplice, piccolo, immenso "microcosmo" e tutta la Natura intorno mi sorrideva.
Credo che, in questo momento, scarseggi la capacità di sognare a lungo termine. Ed anche la capacità di gestire positivamente la nostra autonomia personale.
Il nostro modo di vivere di due anni fa che ci appariva tanto normale ed, a volte, anche un pò noioso, ora non esiste più anche se speriamo, con tutto il cuore, di riappropriarcene presto.
Per questo credo che i nostri auguri più belli non possano essere che questi: "Tempo... torna indietro". Come Back ...Time. Ad Majora.
S.Pietro, S. Piero in Campo - Badia di S. Pietro in Campo - Orcia
Comune - Provincia:
Pienza - SI
Toponimo IGM
S. Piero in Campo - Fiume Orcia
[...] A questo punto l'Orcia trova una forte barriera che obbliga le sue
acque a passare per una profonda gola formata a destra del poggio de'Bagni di
Vignone, a sinistra da quelli della Rocca e di Castiglion d'Orcia, fra i
quali si avanzano le sue acque nella direzione di libeccio.
Costà l'Orcia passa sotto un ponte nuovo di pietra che è l'unico fatto
attraverso della fiumana, dove passa la strada Regia romana. Esso è stato
rifatto nel secolo attuale un quarto di miglio distante dal promo, che fu
abbattuto dalle piene del fiume dopo quasi tre secoli di età.
Appella all'origine di detto ponte una lettera di Baldassarre Peruzzi
architetto del governo di Siena in data del 28 npvembre 1528, pubblicata nel
Vol. II del Carteggio di Artisti del testé defunto Gio Gaye. In questa
lettera il Peruzzi indica alla Signoria la spesa cui poteva ascendere la
costruzione di quel ponte sull'Orcia, la sua misura per farlo di un solo
arco, di braccia 10 di corda, e braccia23 di vuoto, con le bipe di 8 braccia
quadre da ogni banda, e grosse braccia 8, e al cui folta doveva esser lunga
braccia 26, larga braccia 10, e grossa braccia 2, ed il parapetto alto
braccia 1 e 1/2 lungo fra tutte due le bande braccia 90 e grosso 1/4 di braccia.
Tutta cotest'opera a quell'età fu calcolata non potesse oltrepassare 340
ducati. Quale differenza fra la spesa di un simil ponte nel 1528 e l'altra
del 1812, quando fu rifatto il nuovo, più bello e più grandioso sull'ingresso
della gola di Rocca d'Orcia.
Il progetto originario venne elaborato da Baldassarre Peruzzi (Siena
1481 - Roma 1536 ), pittore e architetto italiano. Condusse il suo
apprendistato pittorico a Siena e a Roma, città nella quale si dedicò allo
studio dell'antichità, in particolare dell'architettura, e subì l'influsso
dell'arte pittorica di Raffaello e del Bramante architetto.
Sotto, la lettera di Baldassarre Peruzzi
alla Signoria di Siena spedita da Bagno Vignoni, dove il pittore architetto era
andato per effettuare i rilievi necessari alla costruzione del ponte
sull'Orcia, e dove vi si ammalò.
"Magnifici
Signori Conservatori. Questa è la spesa e misura del ponte da rifarsi sopra il
fiume Orcia al Bagno Vignoni, secondo la misura datomi; cioè: di voto braccia
XXIIII e largo braccia X. Trovo che alsando, ovvero spalle del decto ponte
braccia IIII da ogni banda, e grosse braccia VIII, e lo arco a volta longa
reguagliata braccia XXVI, e larga braccia 10, e grossa braccia circa XC, grosso
3/4, faccino insieme canne CXII; che, computato la opera del scarpello, indico,
ducati 3 per canna, che fa la somma di ducati CCCXL. Et a fede del vero io
Baldassarre Perutio de Siena, e Architetto di Vostre Signorie Magnifiche, ò
facta la presente di mia propria mano, questo di XXIII novembre MDXXVIII."
************************** E' UN POST CHE AVEVO PREPARATO PARECCHIO TEMPO PRIMA (ULTIMI MESI DELL'ANNO 2019) DELLA PANDEMIA "COVID" CHE VOGLIO PROPORRE ORA PERCHE' POTREBBE RIGUARDARE, IN QUALCHE MODO , NELLA SUA SEMPLICITA', LA SITUAZIONE POST-PANDEMIA OD ALMENO QUALCOSA A CUI PENSARE.
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La via della superficie, a mio modesto parere, non porta mai a niente. Quasi sempre si sentono ripetere le stesse frasi dalla mattina alla sera, ma non sentiamo molto di frequente approfondire un argomento specifico come una crisi aziendale. Perdendoci anche un pò di tempo e non avendo fretta di passare da un argomento all'altro che può far venire anche ansia e palpitazioni. Guardare con calma come mai un'azienda è in crisi e perché vuole andare via o chiudere. Magari gli "addetti ai lavori" sono a conoscenza di tutte le problematiche ma noi (crowd peoples) non sentiamo spesso, anche nelle varie trasmissioni televisive, effettuare una disamina approfondita di programmazione economica ed industriale a medio e lungo temine, una proposta per risolvere in modo "economico" una crisi o qualsiasi problematica micro ed anche macro. Una fretta continua senza completare un argomento o una discussione lasciando spesso tutto in sospeso. Almeno questa è la mia modesta opinione.
Voglio solo ricordare un metodo che ci insegnavano le vecchie scuole degli anni 70, quando a scuola, specialmente nelle materie economiche e fiscali, non si scherzava.
Stavo proprio ricordando in questi giorni con un amico di scuola quando la Prof. di diritto ed economia, ma anche maestra di vita, piuttosto famosa per la sua preparazione e puntigliosità, ci faceva ripetere fino all'inifinito e mettere per iscritto le ragioni della progressività delle imposte e le differenze tra imposte dirette ed indirette. Erano i tempi quando si bocciava davvero o, meglio che ti andasse, ti rimandavano a settembre. E quando a scuola si faceva laboratorio economico nel pomeriggio con i mezzi di allora. Con le macchine meccanografiche che ci sembravano venire dalla luna.
Ma ora voglio dare sfogo anche alla mia "approssimazione" e "dilentantismo" che mi hanno sempre fatto credere di possedere in abbondanti dosi. E mi cimento con temerarietà, visto che il WEb me lo permette, in qualche eculubrazione di carattere economico ben conscio di non fare male a nessuno.
A mio modesto avviso quando una azienda vuole chiudere o delocalizzare occorrerebbe approfondire al massimo, sotto ogni aspetto, i motivi di questa situazione.
Credo che le motivazioni possano essere sostanzialmente due anche se completamente differenti e con ricadute sociogiche e sociali diverse:
1) - lavorare in perdita per i seguenti motivi: prodotto non più competitivo sui mercati; impianti obsoleti e/o mancanza di risorse per il loro rinnovamento; dumping dall'estero ed tutte le motivazioni possibili per cui l'azienda non riesca neppure a pareggiare i conti. E sappiamo bene che un'azienda, anche solo in pareggio, è destinata, nel medio/lungo periodo, a soccombere. Le soluzioni in questa casistica sono abbastanza complesse e ci riconducono principalmente ad una ristrutturazione del business (attraverso un nuovo business plan) che possa permettere, almeno sulla carta, di continuare e di tentare il proseguimento degli affari in modalità "economica e/o profittevole".
2) - voler guadagnare sempre, ad ogni costo: mettendo in atto processi di delocalizzazione, di sfruttamento di marchi fino all'impossibile, spolpamento di un'azienda attraverso una cannibalizzazione degli assets materiali e immateriali per arricchire altre aziende dello stesso gruppo o per processi di dumping fiscale. In questa seconda fattispecie occorrerebbe essere particolarmente severi, anche come controllo pubblico, sul comportamento aziendale, tenendo sempre presente, in questo caso, la funzione anche sociale dell'impresa come previsto anche dalla nostra Carta.
Un ultima cosa da riferire per questa brevissima disamina casalinga di economia aziendale è l'importanza del management (qualche volta ritorneremo sull'argomento) perchè, come dicevano molti esperti in passato, e come credo sia anche oggi, un buon o un cattivo management può determinare il destino dell'impresa tenendo ferme tutte le altre condizioni. Il management è quella grande variabile "indipendente" che può creare la fortuna ma anche no!
E poi in un'azienda (ed anche nella vita) non si può mai seguire la via della superficie e tirare a navigare sottocosta. Occorre piuttosto munirsi di un sommergibile e stare in profondità, cercando di evitare al massimo i siluri e, magari, qualche volta, lanciarne qualcuno anche noi.
Ai prossimi "soliloqui" economici un pò semiseri. Quasi caserecci e, per questo, genuini.
Una Pasqua inedita e particolare. Guardiamo la Natura e gli animaletti dalla Finestra. Fatichiamo ad orientarci in questo strano stato d'animo. Ma stiamo allegri. Fuori è Pasqua. Cerchiamo di portarLa anche un pò dentro casa. BUONA PASQUA A TUTTI
Occorre spesso una pregressa esperienza che quasi sempre viene richiesta per molte occupazioni o, ad esempio, per molte professioni ed impieghi.
Questo può essere anche giusto, ma ho sempre avuto un dubbio. Come si può fare esperienza se non viene offerta o creata l'occasione per farla o per cominciare ad imparare una professione nella pratica. E quali sono le molle che provocano l'"occasione per fare esperienza? Basta un titolo di studio con ottimi voti? Od occorrono spesso altre "qualità"? Su questi campi, per il momento non mi voglio dilungare. Ma l'occasione è una cosa importantissima nella vita ed anche se hai l'istinto di prenderla a volo, in determinati contesti, non lo potrai mai sfruttare perchè le occasioni non ti capiteranno quasi mai. O, meglio, capiteranno quasi sempre agli stessi.
Quindi questa volta la voglio fare molto breve: la parola "esperienza" va usata con molto "rispetto" e "perizia". Si addice bene ad un contesto competitivo e meritocratico quando ti si permette di conquistare anche l'occasione, senza favoritismi e "commendations".
E questa volta non c'è neppure il cane che si morde la coda. Perchè prima dell'esperienza c'è l' "apprendimento pratico" che non deve o dovrebbe essere concesso ma conquistato con merito e verità. E senza quella pratica tanto comune che da "altre parti" definiscono, senza apprezzamento, "cronysm". Ad majora e uno splendido 2020 e, possibilmente, con tante "occasions" per tutti.