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domenica 11 novembre 2018

In chiave di Basso o di Violino?

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In chiave di Basso o
 di Violino?

Quando fu inaugurato il Circolo  fu inaugurata anche la sua Sala da Ballo. Una delle poche belle sale da ballo, al tempo, adeguate per capienza anche perché fino ad allora le serate da ballo venivano tenute nelle case private di contadini  che avevano anche qualche stanza abbastanza capiente. 
Erano belle le feste da ballo nelle case dei contadini; io me le ricordo abbastanza bene anche se ero molto piccolo. 
Solitamente c'era solo una persona che suonava la fisarmonica, quasi sempre autodidatta, che sapeva la musica ad orecchio o poco più. Sulla tavola molta grossa, ma appoggiata in un angolo c'erano i cenci o i piccoli ciambelloni chiamati "frati", anche perché queste feste solitamente si facevano per carnevale. Perchè allora il tempo era scansionato perfettamente. Quando era Carnevale qualche concessione in più. Poi c'era la  Quaresima ed allora erano dolori.   
Poi ci un piccolo progresso  e fu creata la Casa del Popolo e con lei la Sala da Ballo. 
Ma la nuova sala da ballo ebbe sin da subito un grande successo con la gente che non riusciva neppure ad entrare ed aspettava nelle scale esterne. L’orchestra era del Paese stesso, ma non era un’orchestra qualunque. L’aveva creata in tutto e per tutto il maestro Franco, nativo del paese nei primi anni del Novecento, che la musica conosceva molto bene  perché era stato anche nella banda dell’esercito ma aveva preso lezioni private anche  a Siena. Suonava bene il violino ma conosceva anche tanti altri strumenti ed aveva diffuso la conoscenza della musica ad alcuni allievi che ovviamente non avevano raggiunto i suoi livelli tra cui il fratello Gelsomino che aveva indirizzato  alla conoscenza dei “bassi” e ad Aldo Valacchi  chitarrista provetto e a diversi altri paesani.
Orchestrali molto eclettici perché, all’occasione, si trasformavano immediatamente  in vera e propria Banda di Paese con tanto di “Basso Tuba” e di tutti i “fiati” con un vasto repertorio leggero e persino liturgico.
Sbagliare anche un solo diesis o un bemolle era severamente vietato. Bisognava suonare bene anche perché non esistevano gli effetti elettronici di ora. Solo i “suoni” veri che i vari strumenti riuscivano a produrre.
 E poi essere rigorosi era obbligatorio come prescrive  la legge “vigente” e “sottointesa” del nostro paese.   
Ero ancora alle elementari quando in casa si facevano i primi solfeggi con la supervisione del mi' babbo sulla sorella che studiava musica per le medie ed io che ero curiosissimo di come da quella strana gestualità con le mani si potesse raggiungere la melodia e le  bellissime canzoni. Avevo chiesto con passione che qualcuno mi insegnasse la musica, ma c'era un ordine tacito nella famiglia. Dovevo impegnarmi in altre cose e c'era poco tempo. La musica doveva essere qualcosa da fare nel tempo libero. C'erano mille cose molto più pratiche a cui pensare; era un'epoca molto diversa in cui si dava molto importanza alle cose di tutti i giorni, quelle materiali. I sogni dell'anima che la musica riusciva a produrre erano mal sopportati, come tutti i "voli" pindarici che non avevano utilità pratica. 
Ma soprattutto  c'era sempre quel grande dilemma: in chiave di basso o di violino? 
 Honest Maverick
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