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mercoledì 21 aprile 2010

Oggi non sono stato capace di scrivere.

Scusate ma oggi sono stato impossibilitato a fare il post:anche perché è stata una giornata molto triste fin dal primo mattino quando un amico mi ha fermato e mi ha comunicato che un altro nostro coetaneo aveva preso una strada piena di luce e di infinito.
A domani.

martedì 20 aprile 2010

Utopia da giorno feriale!


"Avete il pennello, avete i colori, dipingete voi il paradiso e poi entrateci".
(Kanzantzakis)

Non solo abbiamo i colori ed il pennello. Abbiamo mille altre cose, ma mancano le cose più importanti: le idee per una migliore socialità e soprattutto la voglia di agire in positivo.E questo secondo aspetto che ci vorrebbe tanto perché forse si è preso tutti i difetti di un mondo competitivo e non ne sappiamo sfruttare che pochi, molto pochi dei suoi pregi.

Ovviamente quando parlo parlo anche e soprattutto per me e poi per tutto il resto.Forse agire in positivo vuol dire anche non fare dispetti, non mantenere rancore, non parlare male degli altri, non cercare di metterli in ridicolo. Utopia solo perfetta utopia perché per fare questo occorrerebbe non camminare ma librarsi in aria, qualche metro da terra e guardare un pò il mondo con occhio critico, pensando sempre che il contingente non conta e forse neppure il domani ed il dopodomani. Passano anche loro e dopo?. Non so, forse ho bisogno di qualche seduta da qualche strizzacervelli ma, da un pò di tempo quando vado a letto, la notte,non penso più tanto a quello che ho realizzato nella giornata passata, ma mi domando sempre più spesso, specialmente quando sono soddisfatto del lavoro fatto, a cosa può giovare questo in rapporto a quello che devo ancora superare, sopportare, battagliare. Il tutto per arrivare dove.Oggi è passato il mio amico fabbro, mio coetaneo, con un camion pieno di oggetti lavorati, creati da lui. Era soddisfatto di aver fatto tutto quel lavoro e mi sono ripreso per un pò dall'angoscia. La vita è questa ed è bella proprio nel suo rapporto tra il fare ed il realizzare. Ma questo non dovrebbe mai inficiare tutti gli altri aspetti, anzi dovrebbe insegnarci ad apprezzarci l'un con l'altro. Utopia mi rispondo, sempre con maggiore insistenza, utopia da giorni feriali. Da non confondere con l'utopia dei giorni di festa, quando vorremmo esagerare o nel riposo o nel divertimento. Utopia come il mondo descritto di Tommaso Moro nel suo romanzo del 1516. Ma un mondo così, forse non sarebbe neppure auspicabile nè utopico. L'Uomo in epoche successive ha cercato di imitarlo, ma non c'è riuscito. Poi ha tentato comunque il benessere e lo sviluppo in altre forme e con altri metodi. A procurarlo a tutti non c'è ancora riuscito. E quelli che l'hanno raggiunto, se li guardi in tutti i loro meandri, sono ancora alla ricerca di un benessere ancora più grande, che li posa soddisfare meglio.Utopia. Tanta utopia. Perchè non sappiamo dipingere il nostro paradiso. Ed il pennello è stato gettato là in un angolo, imbrattato di vernice secca, sopra il barattolo polveroso dei colori. E si nota solo una grande macchia nel muro, un pò sgraziata. Sembra un pupazzo di un colore rossastro, elettrizzato, con un dito che punta in alto. Utopia, non ci illudiamo!. Si è stampato per caso nel muro, quando l'ho lanciato via con tanta rabbia e un pò di sconforto.

Ancora..........Utopia

"Nella prima parte di Utopia, Moro presenta l'Inghilterra del XV secolo elencandone i difetti, le contraddizioni, soprattutto sociali ed economiche (famoso è l'aneddoto delle pecore che brucano in prati immensi dove invece potrebbero lavorare decine di contadini, costretti dalla disoccupazione a darsi alla delinquenza).

Nella seconda parte, invece, avviene la narrazione del viaggio che Raffaele Itlodeo, viaggiatore-filosofo, compie per primo nell'isola di Utopia, unasocietas perfecta, creata dal suo primo re, Utopo, che con un'opera titanica tagliò l'istmo che la congiungeva con il continente.

Utopia è divisa in 54 città (che rimandano alle 54 contee inglesi), tra le quali la capitale Amauroto. Utopia, a differenza dell'Inghilterra, ha saputo risolvere i suoi contrasti sociali, grazie ad un innovativo sistema di organizzazione politica: la proprietà privata è abolita, i beni sono in comune, il commercio è pressoché inutile, tutto il popolo inoltre è impegnato a lavorare la terra circa sei ore al giorno, fornendo all'isola tutti i beni necessari. Il resto del tempo deve essere dedicato allo studio e al riposo. In questo modo, la comunità di Utopia, può sviluppare la propria cultura e vivere in maniera pacifica e tranquilla.

L'isola è governata da un re che ha il potere di coordinare le varie istituzioni e di rappresentare il suo popolo. Il governo è affidato a dei magistrati eletti dai rappresentanti di ogni famiglia, mentre, vige il principio (rivoluzionario per l'epoca) della libertà di parola e di pensiero e soprattutto della tolleranza religiosa, che tuttavia si esprime solo verso i credenti, agli atei sono precluse le cariche pubbliche. Gli atei non sono puniti, ma circondati dal disprezzo degli abitanti di Utopia.

L'isola si basa su una struttura agricola ed è proprio l'agricoltura a fornire i beni utili per industrie, artigianato, ecc. Si produce solo per il consumo e non per il mercato. Oro e argento sono considerati privi di valore e i cittadini non possiedono denaro ma si servono dei magazzini generali secondo le necessità. La città è pianificata e il tipo di edifici è stato stabilito e viene costruito sempre quello. Esiste la schiavitù per chi commette dei reati. Anche il numero dei figli è stabilito in modo tale che rimanga lo stesso numero di persone. I figli sono accuditi e allevati in sale comuni e sono le stesse madri ad occuparsene. Gli utopiani trascorrono il loro tempo libero leggendo classici, occupandosi di musica,astronomia e di geometria.

In Utopia chi commette adulterio è bollato di infamia e non può più sposarsi. C'è un controllo demografico in ogni città, se la popolazione eccede vengono trasferiti dei giovani in una meno popolata".(Fonte Wikipedia)


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lunedì 19 aprile 2010

Felici dei torti passati:non sono nulla in confronto al creato!

Tre considerazioni che valgono oro, ascoltate di recente. La prima considerazione, la più importante. Bisognerebbe fare un percorso interiore, molto importante e difficile, affinchè si possa riuscire ad essere felici, soddisfatti per i torti subiti. E' un concetto che, da solo, basterebbe per fare una lunga riflessione. Comunque, per farla veramente breve, riuscendoci si otterrebbe una duplice pace interiore: la prima per sobbarcarci anche noi qualche piccola miseria che il mondo deve per forza distribuire: se un pò ce l'accolliamo noi ne resta meno per gli altri. Quindi è come se facessimo del bene per gli altri e per il mondo intero. La seconda è che non si vivrebbe più angustiati ma saremmo felici. A tutto vantaggio della nostra salute. Il secondo concetto è, allo stesso modo, molto importante. Bisogna dare peso al presente ed al futuro non considerando il passato, anche se difficile a dimenticare completamente. In un'ottica di miglioramento continuo od almeno di tentare un percorso in questo senso, occorre ripartire sempre da ora, dal presente, da domani e dal dopodomani, mai da l'altro ieri. Perché oggi posso anche essere una persona diversa, più evoluta od almeno anelo a farlo. Ed infatti le persone che vivono ancorate al passato e che tutte le volte lo rimettono in campo e lo ricordano sempre, magari prendendo a spunto le cose che fanno comodo solo a loro, tralasciando le altre, sono le più antipatiche e poco produttive anche di sentimento, di considerazione per l'altro e meno disposte a perdonare. L'ultimo concetto veramente importante e che ci ricollega anche allo spirito che questo blog ha sempre cercato di portare avanti è di portare rispetto ed anzi di cercare di migliorare tutto il creato, quello che ci abbiamo trovato tutti e che non sappiamo da dove viene. E quando si parla di creato si parla di terra, di piante e soprattutto di animali. Che hanno le loro esigenze, i loro costumi il loro carattere ma che vivono in perfetta armonia con tutto quello che li circonda e che considerano un regalo immenso. Mi viene in mente una trasmissione di qualche giorno fà che diceva, tra molto altro, che il gatto ha il suo carattere, le sue abitudini, la sua mania di marcare il proprio pezzetto di territorio e si offende anche molto quando viene rimproverato in certi modi perché considera alcuni di questi metodi come un'offesa atavica. Ma poiché non si ribella ed anzi, dopo un pò, ha bisogno, bene o male, di ristabilire un rapporto anche con l'uomo, ritorna a miagolare, a reclamare un pò di cibo e soprattutto a reclamare qualche carezza. Molto probabilmente lui ha già assimilato il concetto di rallegrarsi dei torti subiti, come di quella cattiva abitudine di sterilizzarlo appena assume una minima maturità sessuale. Ed in questo caso è l'uomo che non rispetta l'ultima raccomandazione di rispettare il creato. Anche perché non si domanda mai: chi mi ha dato quella pianta,quella bestiola,quel fiore magnifico?. Se qualche volta lo facesse sarebbe sempre molto allegro e meno ostile. Anzi passerebbe quasi tutto il suo tempo a sorridere stupefatto. Ma non è una predica, perché io sono ancora rimasto a rimuginare sui torti che mi sembra di aver subito.Povero me, non sono neppure metà strada.
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venerdì 16 aprile 2010

Il piacere di..... sbagliare.

C'è un diritto comune per tutti e non solo per alcuni. Quando si parla tra noi comuni cittadini, od anche con qualche persona anziana, pensionato al minimo e quindi un pò abbacchiato, oppure con qualche persona conoscente di ceto medio si sente, tra le righe, la paura di sbagliare, di aver sbagliato e conseguentemente la paura, ancora più atroce, di perdere o di aver perso la dignità e la faccia. A parte che dovrebbe essere, a mio parere, l'ultima paura che dovremmo avere in un mondo dove si è perso completamente il valore eroico di mantenere la parola in molti campi e dove sembra che chi più sbaglia venga premiato se, naturalmente, se lo può permettere. In un mondo, dove, anche stasera, guardando le news economiche mondiali si percepisce che c'è forse ancora da scoprire qualche altra marachella, l'ultima preoccupazione di un semplice cittadino dovrebbe essere quella di aver sbagliato o di sbagliare in futuro. Anzi, almeno per una piccola giustizia comune o meglio per un semplice sfizio, occorrerebbe rivendicare ogni tanto il diritto di sbagliare e di riprovare, come viene concesso a molti. E poiché vengo da una settimana molto dura, ho veramente voglia di farla breve, di chiudere qui, anche se l'argomento sarebbe molto interessante. Qualcuno diceva:

"Ho il diritto di sbagliare
I mie errori mi renderanno più forte
Sto facendo un salto nell’ignoto
Sento di avere le ali anche se non ho mai volato
Ho una testa che funziona
Sono fatta di carne e sangue fino all’osso
Non sono di pietra
Ho il diritto di sbagliare
Perciò lasciami sola.....omissis".

E' la traduzione italiana di una bellissima canzone americana di grande successo. Io l'ascolto molto spesso e se qualcuno mi chiederà il titolo glielo dirò molto molto volentieri. Ma il titolo, anche a costo di sbagliare, qui non lo metto. Anzi spero proprio di sbagliare. Rivendico anch'io il diritto di sbagliare gratis almeno per una volta.
Perché, per ora, se ricordo bene, proprio gratis, non mi pare che mi sia mai successo.Anche se sono molto fiducioso per per il futuro.

Nel frattempo auguro Buona Domenica, Buon Week End e le migliori cose a tutti, sperando di .......non aver "toppato" anche questo post.


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giovedì 15 aprile 2010

"Step by step". Traduzione: Metodo, passione e tanta pazienza.

Le grandi fortune o le grandi opere del mondo sono state tutte costruite con un metodo semplice.
Perché è la semplicità che rende possibile la costruzione di grandi opere.Potremmo fare mille esempi, ma possiamo prendere ad esempio l'architettura, quella delle opere medioevali di fortificazione o di avvistamento. Prendiamo ad esempio una fortezza medioevale di protezione, ad esempio quella di Monteriggioni progettata dal nostro grande Maestro Baldassarre e vediamo che il metodo utilizzato è stato quello dello step by step. Prendere una carta per fare il progetto con i mezzi dell'epoca, fare i lunghi e faticosi calcoli e poi iniziare la lunga fase dell'esecuzione:scegliere le pietre, levigarle per quanto possibile e poi metterle su una per una. Un capolavoro che dura secoli è reso possibile solo se le varie fasi dell'esecuzione vengono fatte step by step. Passando dal campo architettonico a quello economico è la stessa cosa. Il cemento e la malta della costruzione è la pazienza e il rigore. Fortune e capolavori come quelli che hanno inventato il sistema operativo per lavorare sul computer e che, quindi, hanno cambiato il mondo sono state eseguite con lo stesso metodo: step by step. Ma allora viene da domandarsi cosa significa questo metodo. Essenzialmente, credo, tre cose fondamentali: rigore, pazienza, passione.
Quindi è un metodo duro, ma di valore universale. Forse una ricetta anche per i giovani che vogliono sfondare in qualsiasi campo. Prendiamo anche l'aspetto più semplice facendo un esempio.Sono giovane e voglio mettere una piccola impresa artigianale. Di che cosa viene subito da dire?.E' il primo step. Siccome devo utilizzare tanta pazienza devo scegliere qualcosa che mi appassiona tanto. Ecco la passione.Questa passione mi farà fare cose che normalmente mi richiederebbero il doppio di sacrificio. Ma poiché quella cosa mi interessa veramente io mi dedicherò anima a e corpo a quella cosa con tutte le mie forze. E il cerchio si è chiuso con il rigore. Se tutto questo avviene non ci potrà essere nessun ostacolo a fermarmi, nessuna crisi insuperabile, nessuna caduta della domanda ad ostacolarmi. Anche perché c'è l'ultima cosa da considerare che non avevo ancora detto. Non scoraggiarsi mai e pensare solo a quello. Verrebbe da dire: bella ricetta il metodo step by step!. Bella davvero! Si è vero, è molto dura ed é un pò come il "problem solving". Cioé? In teoria funziona ma nella realtà esiste anche un fattore imponderabile senza il quale le cose diventano davvero difficili: un pò di fortuna o, se questo non è proprio possibile, che non avvenga il suo contrario. Ma anche se è un metodo difficile credo che sia l'unico che possa dare delle ottime prospettive, almeno sulla carta. Ed allora un buon "step by step" a tutti, ma specialmente ai più giovani e a tutti quelli che lottano duramente in tutte le difficili branche della vita.

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mercoledì 14 aprile 2010

Bisogna incontrarci se no ci vuole un messaggino.

Dopo esserci conosciuti sul web, anche per motivi seri e professionali o per cercare di portare a termine qualche idea poi, alla fine viene sempre detto:bisogna incontrarci: ciò denota uno scarso utilizzo dei sistemi di videoconferenza o di videochat anche per utenti semi-evoluti sul mondo della rete. Non sappiamo sfruttare al meglio le emails od anzi non gli diamo molta importanza e siamo abituati a tenere più in considerazione una telefonata che rispondere, con la possibilità di molti più dettagli, ad una e-mail. E credo che non sia colpa della banda larga perchè mi ricordo che io operavo in internet già a metà degli anni novanta con una linea a 56k e c'ho fatto quasi tutte le stesse cose che ci sto facendo ora anche se con meno velocità. E proprio la nostra mentalità e magari ci si sente dire: fammi un sms, e se dici che non sei molto esperto a fare i messaggini ti guardano con uno sguardo stralunato come se tu uscissi proprio allora dalla foresta dell'Amazzonia con uno foglia di cocco davanti per nascondere le parti intime.Per non parlare poi dei programmi di gestione e di office.Vengono sfruttati pochissimo, poi magari si usano programmi vecchissimi che non si aggiornano quasi mai. Ed il computer si guarda come una cosa obsoleta, qualcosa che serve a poco. E ci viene automaticamente la spinta a "fare come si è sempre fatto". Poi ci lamentiamo che cresciamo poco, che non ci sono opportunità per i giovani e che è tutto ingessato. Certo non possiamo risolvere tutti questi problemi con il computer come si dice con un pò di commiserazione. Ma non si può e si risolve molto meno con il telefonino. Ho anche l'impressione che anche le reti di tipo professionale che potrebbero veramente aiutare a mettere in contatto esigenze e professionalità diverse, restino o vengano considerate obsolete subito dopo la registrazione. Si guardano, si studiano e poi si lasciano lì a decantare. Per non parlare poi di telelavoro. Ed allora si ritorna alla speranza dello sviluppo della sola economia reale. Ho l'impressione che si sia persa completamente la fiducia nello sviluppo del terziario avanzato, non considerando, forse, che negli anni delle vacche grasse una grande fetta dell'economia era costituita da questo tipo di attività. Ma basta parlare di Internet, del Web, della Rete o come cacchio si chiama. Sta venendo a noia anche a me; ho più voglia di parlare di reality shows, di calciopoli, di come migliorare il mio look per mettermi un pò più in vetrina a sbraitare di qualche cosa. Anche perché ho l'impressione che, con una bella abbronzatura, un vestito in e un paio di occhiali da sole non sia poi tanto importante scegliere l'argomento. E forse sarei anche più apprezzato e, come si dice oggi, più visibile e alla mano.

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