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venerdì 23 novembre 2012

Il pane degli Dei:quei pomi maturi nei vecchi carretti dei fruttivendoli!

 


http://www.houseandgarden.it/ilcachi.htm
http://www.benessereblog.it/post/578/frutta-invernale-i-cachi
Non c’è dubbio che la frutta estiva sia più varia, gustosa e allettante di quella invernale ma un’eccezione va fatta per i cachi, saporiti e succosi e ricchi di virtù.
Originari della Cina, giunsero in Europa solo nel ‘700 e da allora li apprezziamo per il loro sapore zuccherino e le loro preziose proprietà: sono infatti ricchi di vitamina A e C, potassio e betacarotene e hanno un lieve potere lassativo.
Vista la loro rapida deperibilità è consigliabile acquistarli appena acerbi e lasciarli maturare qualche giorno accanto a frutta che sviluppa etilene, come mele e pere, favorendone la maturazione, in modo da consumarli al meglio.

Il cachi- Pane degli Dei

Il cachi, pane degli dei

I frutti del loto hanno una polpa talmente zuccherina, da meritare il nome scientifico di "diospiros", ossia pane degli dei.
Originario del Giappone e delle regioni settentrionali della Cina, dove oggi vengono coltivate oltre 2.000 cultivar, il cachi, o kaki o loto, o diospiro è il nome di un albero (Diospyros cachi), appartenente alla famiglia delle Ebenacee, e del suo frutto.
Già Plinio, nei suoi scritti, parlava delle piante di loto, molto resistenti alle variazioni di clima, di terreno ed ai parassiti, considerate in Cina albero delle sette virtù, giunto in Europa, alla fine del Settecento, come pianta ornamentale.
In Italia il cachi fiorisce tra maggio e giugno e tra ottobre e novembre, donando le sue bacche commestibili, dall’allegro colore arancione, attaccate al ramo da un breve e robusto peduncolo.
Ci sono molte qualità di cachi. Le principali sono la nordamericana e l’orientale:
i frutti del cachi comune non sono adatti al consumo appena dopo la raccolta. Devono essere “ammezziti”, ovvero devono maturare fino a raggiungere una consistenza cedevole al tatto, perdendo il contenuto di tannini che li rende allappanti (leganti il palato e la lingua);
i cachi vaniglia e sharon fruit si consumano appena colti, quando la polpa è ancora soda.
La qualità italiana più pregiata è quella di Misilmeri, in Sicilia.
I cachi sono un’eccellente fonte di beta-carotene, oltre a contenere abbastanza vitamina C, fibre, proteine di origine vegetale e una notevole quantità di zuccheri e sali minerali, quali potassio, calcio e fosforo.
Il frutto acerbo è ricco di tannino con azione astringente, mentre maturo ha proprietà diuretiche, decongenstionanti e disinfettanti, indicate in caso di infiammazioni intestinali.
Molto calorici, sono nutrienti e di facile digestione, consigliabili agli studenti e ai soggetti astenici e nervosi.
Alla nostra salute piace molto il giallo-arancio.
Combatte infatti il rischio di sviluppare tumori e patologie cardiovascolari, potenzia la vista e previene l’invecchiamento cellulare.
Il beta-carotene è sicuramente il phytochemical tipico di questo colore. Ha una potente azione provitaminica e antiossidante ed è precursore della vitamina A, importante nella crescita, nella riproduzione e nel mantenimento dei tessuti, nella funzione immunitaria e nella visione. Sempre il beta-carotene sa proteggerci dal danno dei radicali liberi, viene assorbito con i grassi e, se assunto con gli alimenti, non porta al sovradosaggio, come può succedere con un eccessivo uso di integratori.
Per proteggerci da vari tipi di tumore, il giallo-arancio ha a disposizione i flavonoidi, che agiscono principalmente a livello gastro-intestinale, neutralizzando la formazione di radicali liberi o catturandoli prima che possano danneggiare altre molecole.
Nella squadra del giallo-arancio il peperone, il limone e l’arancia, sono ricchi di vitamina C e, oltre ad avere una funzione antiossidante, contribuiscono alla produzione del collagene. È scientificamente provata anche l’azione protettiva delle antocianine, i phytochemical con proprietà antinfiammatorie, antitumorali e anticoagulanti presenti in grande quantità nelle arance.
Curiosità
Il termine arancia proviene, attraverso l’arabo “narangi”, dal sanscrito “narag’a” che significa “frutto favorito dagli elefanti“.
Al sapore di arancia anche una leggenda siciliana: una fanciulla poverissima, non avendo abiti e gioielli da indossare per le sue nozze, si adornò i capelli e i vestiti con i profumatissimi fiori d’arancio. Da qui la tradizione tuttora viva.
Dalla Sicilia andiamo in Persia? Non proprio, visto che la pesca arriva in realtà dalla Cina dov’era coltivata 3000 anni fa e non dalla Persia, come suggerirebbe il nome “mela persica”.
Il primo albero di kaki è stato impiantato in Italia intorno al 1871 nel giardino di Boboli a Firenze.

- L’arancione e semplice carota, straordinaria e sorprendente
- Il profumato melone: dissetante, diuretico, rinfrescante
- La pesca: il frutto estivo preferito dagli italiani!
- Il peperone
- L’arancia, uno scrigno di salute
- L’albicocca
- Il cachi, pane degli dei
- Limone di Sorrento IGP
- Limone, il factotum della frutta
- Tortelli di Zucca con Vongole Locali


SFRUTTO L'INVERNO ....................................


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 Le mie impressioni:

*La straordinaria generosità di Madre Natura* 


Sarà stata davvero un mela  o un bel pomo quello del Paradiso Terrestre? Mah? Non lo so! Ma certo il "diospiros! qualcosa di divino ce l'ha davvero. Quando ti si strugge in bocca in un dolce zuccherino ti fa intravedere di quanto può essere  bella  e  dolce la "manna del cielo". Un frutto che ha perso parecchio della sua fama ai tempi d'oggi. Perchè il pomo aveva davvero un grandissimo valore quando ero un ragazzino. Altri tempi, sotto tutti gli aspetti. Allora la frutta era venduta quasi esclusivamente dai venditori ambulanti. Tra gli altri ne ricordo due: Il "Lana" che girava con l'APE e il "Gheghe"  che aveva il camioncino a catene. Sempre in difficoltà ed ....in salita. Ed i pomi erano la vera leccornia di allora per i ragazzzi. Erano confezionati benissimo nelle cassette di legno con la carta azzurrina sagomata, a dossi e valli, proprio per contenere un singolo pomo. Un pomo "sempre" separato dall'altro. E tra l'uno e l'altro un pò di paglietta proprio per salvaguardare l'integrità e la fragranza di ciascuno di loro. Ma allora noi non sapevamo che si chiamavano anche Kaki. Per noi erano semplicemente i pomi. Costavano 5 e poi dieci lire l'uno. E si compravano solo in occasioni speciali. In un'epoca in cui le calorie venivano bruciate quasi tutte, sia per la scarsità che per il grande movimento, questi frutti erano davvero importanti per noi ragazzi ...di allora. Anche perchè non avevamo problemi di linea. "Ho mangiato un pomo". Me l'ha regalato il fruttivendolo perchè ho spinto l'Ape che, in salita, non ce la faceva......" Era un pomeriggio veramente bello anche se freddo e mi incamminai per la strada in salita che mi portava a casa. Un pettirosso mi attraversò la strada a mezza altezza con velocità e cinguettando. Intravidi la bicicletta del mi babbo che era già tornato da lavoro. E poi vidi la luce nella stalla. Senz'altro stava lavorando al carretto che io gli avevo chiesto già da qualche tempo. Erano le prime tavole intagliate. Il tutto doveva assumere ancora un minimo,una bozza di forma. Ma ero contento lo stesso. Mi voltai e vidi le montagne lontane con già un pò di neve. Che bella la vita, pensai. Speriamo che continui sempre così. Ma quest'ultima frase purtroppo non si è avverata. Ed ancora sto pensando se è colpa mia che non riuscii a preservare e difendere  quell'atmosfera e la semplicità di allora. Anche a brutto muso con tutte le mie forze. Oppure non potevo farci proprio niente, perchè sarebbe stato una battaglia impossibile. Come voler fermare il tempo. Come voler parare il vento! Come mettersi contro l'imponderabile forza che è dentro di noi  e che ci comanda a nostra insaputa!
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domenica 11 novembre 2012

Il buongoverno dei sentimenti! Di quando la gente fischiava e canticchiava!


 


Il Buongoverno secondo la-Montagnola-di-Anchaiano-and-Suavis-Locus-Ille:

 Sentiamo bisogno di buongoverno..... anche nelle piccole cose:

il buongoverno dei sentimenti;
il buongoverno delle intenzioni;
il buongoverno della partecipazione;
lo spirito del "dopoguerra"; 
il sentirsi ed il voler star vicini;
l'apprezzarsi "oltre" i meriti;
l'apprezzarsi "oltre" le origini;



A qualcuno sembrerà poco , a me sembra tutto ! 

Il buongoverno dei sentimenti:ricordarsi dei bei momenti vissuti in passato. Poi il mondo può cambiare; anche le situazioni. Qualcuno può anche fare uno sbaglio ed allontanarsi, ma bisogna sempre riaccogliere e perdonare gli errori degli altri. Perchè un giorno potrebbero perdonare i nostri.  Ognuno è portatore di grandi valori e di grandi  esperienze. Nessuno è più importante di un altro. Nessuno è da escludere nè da allontanare. Ma anzi è da interrogare, invitare, lasciarlo parlare. Fargli esprimere le proprie opinioni e, se non sono o non appaiono giuste, contrabatterle. Ma mai "seppellirlo" da vivo. Qualunque cosa egli abbia commesso questo è un peccato grave! Un peccato grave......contro l'Umanità.   

Il Buongoverno delle intenzioni:

 Molte volte la vita è diversa da come la vorresti. A volte io mi faccio un film: ti immagini come una situazione che sta per avvenire tu la vorresti. Non importa immaginare grosse cose. Anche una piccola festicciola, una cena tra amici. E vorresti che tutto andasse secondo il copione di quel film. E ci metti le migliori intenzioni affinchè il fim si svolga proprio in quel modo.  Poi ti accorgi che, molte volte, il copione ha avuto molte modifiche, alcune non troppo positive e allora ti accorgi che le tue buone intenzioni, prese da sole, a volte possono fare ben poco.  Ma è comunque bello, da qualsiasi prospettiva tu la si consideri, coltivare le migliori intenzioni per coltivare un campo di buone azioni, di buona armonia, ....di ottimi "moments".

Il Buongoverno della partecipazione: 

Fare in modo che tutti possano partecipare. In qualunque occasione, ma specialmente in quelle  organizzate con la partecipazione di pubbliche Istituzioni e con contributi di denaro pubblico. E non basta dire...........ma noi avevamo messo il cartello, gli avvisi. A volte basterebbe un piccolo, semplice invito con un foglio di carta del vecchio quaderno a quadretti, per fare felice qualcuno. E favorire la società dell'inclusione anzichè quella dell'esclusione. Qualcuno, in passato, aveva teorizzato il mondo della "Open Society". Poi le forze che tendono ad aver paura del progresso, anche dell'animo umano, hanno sempre cercato di favorire la società dell'esclusione, perchè, in tal modo, è più facile mettere in risalto le proprie qualità anche se ne abbiamo davvero poche e di non eccelsa qualità qualità!  

Il Buongoverno del sentirsi vicini:

Ed in questa categoria voglio raggruppare tutto il resto:  lo spirito del "dopoguerra" quando la gente si sentiva molto più vicina, non materialmente ma spiritualmente. Eppure anche allora c'era chi aveva la "Vespa" e la "Lambretta" e chi aveva solo la bicicletta. E già anche questa era una grande cosa. Il mangiare (il vitto) era quasi per tutti lo stesso.Tanti cereali e fagioli a volontà e molti ortaggi a "piacere". Ma solo di stagione, con particolare attenzione alle cipolle ed alle patate. Eppure appena ti svegliavi ti sentivi felice. E non solamente io che ero bambino, ma anche i nostri padri. Il muratore fischiava, il fabbro canticchiava ed anche l'operario che passava in bicicletta smetteva di canticchiare  solo un  attimo per salutare.  E riprendeva a cantare subito dopo. Poi, mano mano, sempre meno fino al deserto dei nostri giorni. Ed allora non dobbiamo far vincere gli gnomi dell'esclusione e dei piccoli clubs. E nel canticchiare e nell'essere felici e nel non avere paura di essere allegri c'era incluso tutto: un sentimento di vicinanza o meglio di comunanza (siamo tutti nella stessa barca con poche umane differenze); il volersi apprezzare gli uni con gli altri per un solo motivo: tu sei fatto come me e solo per questo vali molto e quindi io ti apprezzo. Anche se sei venuto da lontano, come succedeva anche nel dopoguerra quando arrivavano nuove famiglie del Sud. I nostri vecchi ci avevano insegnato ad apprezzarli in modo naturale. Perchè erano come noi e forse valevano molto più di noi.
Perchè, nel nostro piccolo e limitato mondo, eravamo felici se i nostri vicini avevano successo. Perchè, in fondo, era un successo del Paese. Li ammiravamo e, per quanto possibile, cercavamo di migliorarci anche noi allo stesso modo. Si, ma poi, senza neppure tanto strafare nè crucciarci troppo se non riuscivamo. Tanto ci era stato detto, sin da ragazzi, che il mondo era bello di per sé, anche senza diventare un pezzo grosso o semi-grosso. Bastava sentirci in comunanza ed, in questo stato, tutto il bene particolare si diffondeva nel piccolo microcosmo di Paese, quasi per magia o per osmosi. Ed era vero, bastava ascoltare le tante persone che cantavano e fischiavano.  Senza secondi fini. Solo perchè l'atmosfera quasi ti incitava  a fare così.  

Honest Maverick productions

 



giovedì 1 novembre 2012

Moments! .......Tentativi d'ammaestrare il Tempo?

 



Magic moments? Noi ci speriamo. Ne ho e forse ne abbiamo tutti bisogno. Di quei momenti strani ed anche inaspettati di quando incontri casualmente una persona che non vedevi da anni e con la quale ti accorgi di stare bene a parlare anche dopo molto tempo. Non andresti mai via. Perchè non vorresti perderti quel piccolo grande quadretto che si sta delineando, indipendentemente da te, ma del quale tu stai godendo immensamente. Perchè con quella persona ti metti a parlare di antiche e vecchie storie, di antiche persone e personaggi e di mille e piccoli episodi. E l'aria intorno a te, quella del PRESENTE,  senti che, piano piano, si allontana. Le persone che prima avevi tutte intorno sembrano allontanarsi ed, al loro posto,  sembra che ti si avvicinino, tutte intorno, un girotondo di anime ed di belle atmosfere. Ti vengono in mente i vari concetti di quarta, quinta, sesta dimensione e chi più ne ha più ne metta. Ma perchè ho detto e scritto tutto questo? Perchè ci avviciniamo al periodo dell'anno dove,  molto più facilmente, c'è la probabilità di fare incontri del genere. In quell'atmosfera particolare di ricordo perenne dei nostri cari che non ci sono più. E, come per magia di una notte di  Natale, incontriamo realmente la persona di cui un attimo prima stavamo parlando. Non è sempre detto ma può darsi che proprio con quella si dia adito alla creazione di uno di quei Moments di cui probabilmente non ci scorderemo mai più. Poi, molto probabilmente, dopo un mese quella persona potrebbe essere anche a tanti chilometri di distanza da noi. Come se lo spazio ed  il  tempo si dilatassero in una forma ellittica di pura fisica perfetta e come se fossero guidati da un elastico che li fa girare sempre più veloci, ma, poi, dopo un anno di giri tempestosi, la corsa  rallenta e, molto probabilmente, lo spazio si riduce fino a farti reincontrare. O meglio fino a darti la possibilità di reincontrarti. Ma da lì a creare un MOMENT  perfetto ce ne corre e di molto. Occorrono tanti altri  fattori: vecchia ed antica  conoscenza, l'amicizia dei nostri Avi, la nostre antiche comuni esperienze e le comuni RADICI e tanta voglia di far ricongiungere il PASSATO  al  PRESENTE,  in un eterno intreccio di spazi, esperienze e tentativi di ammaestrare il TEMPO. E forse è proprio questo il segreto di tutto. Alcuni la chiamiamo dimensione, altri atmosfere. Io preferisco chiamarli  MAGIC  MOMENTS. Molto preziosi perchè non si scordano mai! Ed anche perché, come le pietre preziose,.....sono davvero per SEMPRE!


“A egregie cose il forte animo accendono
l’urne di forti… e bella
e santa fanno al peregrin la terra
che le ricetta”.

you may see:

Ugo Foscolo e l’immortalità terrena

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(Non buttiamo via il lavoro dei bloggers, specialmente quando è gratuito)

 


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sabato 20 ottobre 2012

Essenza di mele cotogne!

 
 


Da noi  tutto é vissuto sottotono. Diciamo con "nonchalance". Per tutti tranne che per  i soliti "eletti". L'emblema del nostro territorio e del nostro tempo? Non saprei. E, inaspettatamente, mi viene in mente un albero selvatico di mele cotogne. Visto a malapena tra mille altre piante da frutto. Le altre che presentavano un alea di nobiltà nonostante che fossero anni che nessuno le curava, le accudiva, le potava e che avevano, comunque, una loro precisa collocazione sia botanica che estetica. Erano nobili piante di ciliegio, qualche bel susino che aveva mantenuto una certa dignità, qualche albicocco e una decina di belle piante di alloro selvatico. La nobiltà  e la povertà. La superbia e la semplicità. Il mettersi  in mostra  e vivere nell'ombra. L'ostantazione di virtù ed il mantenersi in disparte perchè privi di virtù. Poi alzi gli occhi e guardi meglio. Quell'alberello tutto verde aveva una decina di mele acerbe e pelose che si intrevadevano tra le foglie di quella semplice pianta che sembravano non presentare alcuna qualità. Almeno a chi non le conosceva sin dall'infanzia come me. Un frutto davvero modesto, ma pregiato. Erano quei frutti che i nostri "vecchi" mettevano sopra  i comò  di allora, di legno massello con un grande specchio, nelle antiche camere, modeste ma essenziali, come sarebbero  semplici ed essenziali le vere esigenze di vita di noi umani. E la ragione di quell'utilizzo delle mele "pelose" era che quei frutti, sempre verdi ed acerbi, emanavano  nell'aria un'essenza di leggera e stupenda fragranza. Che era bello odorare in ogni momento del giorno e che non ti veniva mai a noia neppure di notte. Ho staccato una dozzina di quelle mele ancora acerbe per farle maturare a casa, ricordandomi una delle tradizioni della vecchia casa della mia famiglia di origine  ed ho risentito quel profumo davvero inebriante. Ma la parola inebriante non dice la verità. Il profumo non è  pungente ma emana nell'aria un odore di buono, qualcosa che a me ricorda l'odore di madia dove veniva conservato il pane fatto in casa. E poi c'era un altro utilizzo di questi frutti "pelosi". La marmellata di mele cotogne. Quella che faceva la mamma e che ripeteva con poche varianti la nonna Palmira. In tempi dove il frigorifero non esisteva neppure come parola ed in cui le cose da mangiare venivano conservate fuori finestra, la marmellata di mele cotogne era una specialità alla stregua, e forse di più, dei freschi funghi porcini, delle castagne di grande qualità, delle pupole colte fresche nel campo la mattina e cotte lo stesso giorno in padella con un pò di farina. Ma vedo che anche oggi , e forse più di ieri, rimane una grande specialità. Per vedere meglio basta cliccare sopraquesto rigo. 
Una specialità di altri tempi che mantiene anche oggi un'aria di elite. Come tutto quanto quello che riguarda il melo  cotogno. Mi ricordo sempre il mi' babbo che, un giorno, entrando in casa, disse: " sta seccando il melo cotogno". Nella nostra semplicità di allora diventavamo tristi quando qualche animale domestico come il gatto, ma anche la coniglia con i piccoli ed il maiale di cinta che era quasi uno di casa perchè ci salutava a modo suo tutte le mattine, avevano dei problemi di salute,  ma quasi mai per le specie vegetali. Salvo eccezioni ed il vecchio melo cotogno era una grossa eccezione. Perchè era come lo stemma di famiglia. Ce l'aveva trovato il mi babbo e forse anche mio nonno. Ed era diventato un emblema. Perchè  era semplice. Direi Essenziale. Come appunto l'essenza che produceva. E come eravamo noi. Poi, anche lui, si è nobilitato nel tempo al punto tale che se mettiamo nel motore di ricerca la parola mela cotogna, ti vengono fuori mille ricette di alta cucina. Ad esempio lòa mostarda mantovana, la Senape di Dijone e mille altri varianti.  
Ma non sarà mica che il melo cotogno si è messo la cravatta? Oppure lui è sempre uguale, nascosto tra le altre piante da frutto con solo un piccolo spiraglio, ed è cambiato il mondo attorno a lui? Un mondo dove spuntano parole nuove, nuove professioni  e nuove attività. Ad esempio una cosa fondamentale ai nostri giorni. La chiamano in mille modi. Communication, marketing, Knowledge stategies, etc. A me piace chiamarla come si chiamava al tempo delle mele cotogne. Pubblicità. Allora un vero spettacolo. Tanto che il povero Camillo, nella sala della TV pubblica, esclamò, dopo un intervallo con le pecorelle e prima di un Carosello:"Ora guardo questa pubblicità e poi vado a letto".  Era grande quel Tempo .........un tempo fatto di semplice cose. Un tempo di  Mele Cotogne!

Ps: ci risentiamo tra un pò di tempo. Per troppi impegni, per tanta stanchezza, e per tanti altri motivi che un giorno forse spiegherò. Comunque a presto. Per quanto mi riguarda prima possibile.


Honest Maverick productions!
     


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venerdì 12 ottobre 2012

Ma cosa vuoi fare l'Orto o il Giardino? Forse solo un Horto-Garden....proprio come nella vita!




Quanto sopra mi è stato chiesto da mio cugino, "vecchio" agricoltore della prima ora, quando fare il contadino voleva dire faticare senza quasi mai riposare. Voleva dire trebbiare con le manne ed i pagliai e coltrare la terra con i buoi ed il vecchio aratro. Poi, la maggior parte dei contadini toscani lasciarono la mezzadria per imparare nuovi mestieri che si ritenevano più "nobili" e "fruttuosi". Ma forse dipendeva dal fatto che con la Terra e l'Agricoltura si era avuto un rapporto di grande amore, di profonda simbiosi e reciproca conoscenza, ma anche tanto odio-amore per diversi ordini di motivi. Il primo è che, come dice sempre lui, l'agricoltura non si può programmare. E questo lo dice in ordine ai piccoli programmi fatti per quel giorno nel quale, invece, ha deciso di piovere. Quindi un conflitto meteo e non solo quasi quotidiano. Troppo sole e troppa siccità. Troppa acqua e troppa pioggia. Oppure troppo gelo. Anche se poi ci accorgiamo che la natura ha un computer molto più potente del nostro e quasi sempre "compensa"  anche se, quasi mai,  in maniera ordinata come vorremmo noi. Io penso che lo fa anche per variare la nostra alimentazione. Quest'anno, ad esempio, abbiamo mangiato meno pomodori, ma ci siamo tolti la soddisfazione di gustare delle buonissime albicocche e delle favolose susine.  Ed anche le pere. Quindi, almeno da noi, ha favorito la frutta a discapito degli ortaggi. Ed ha favorito i fiori, quindi il giardino, più che gli ortaggi. Io che non ho molta esperienza di agricoltura, anche se mi attribuisco un grande pollice verde, ho sempre avuto una grande "fissa". Sostituire il più possibile le piante da giardino con le piante da orto e con le piante officinali. Ma cercando di dare al tutto un ordine ed una architettura da giardino. Tutto questo con grande disappunto di mio cugino che distingue in modo netto le due cose. L'orto può essere per lui più disordinato ma più efficace, mentre il giardino deve essere più ordinato. Quindi quasi tutti i giorni, lavorando insieme, le due diverse concezioni si scontrano. Ma poi ambedue abbiamo notato che le due cose non sono poi tanto antitetiche. Anzi, con nostro grande stupore, abbiamo visto che cercando di creare un giardino facendo un orto, spesso vengono fuori delle composizioni originali e veramente belle all'occhio. Facciamo ad esempio tre file di pomodori, di belle pianti verdi. Circondiamoli da una parte da coltivazioni ordinate di insalate diverse. Dall'altra di peperoni rossi, verdi e gialli. E dall'ultimo lato un pò di zucche che quando fioriscono producono i loro fiori d'oro. Qualche pianta di nipitella profumata, di basilico prosperoso, una bella pianta di salvia rotonda, una pianta di timo ed una di lavanda. Un pò di menta e, alla fine, due o tre piante di girasoli. Altro che giardino. E' un grande Orto - Giardino.  Ed è bellissimo se tutte le piante che vi abbiamo piantato fanno il loro dovere. Quindi l'unica vera difficoltà è avere la completa armonia tra tutte le piante dell'orto-giardino. Perchè tutto deve essere prospero e vigoroso. La vera difficoltà è quando si cominciano a cogliere i frutti durante le mattine d'estate. Si colgono i pomodori e manca un pò di rosso. Si coglie l'insalata e manca un pò di verde. Si colgono i fiori di zucca e manca tanto giallo. Meno male che ch'abbiamo i girasoli. Ed allora comincia a rimbombarmi nelle orecchie quello che mi era stato detto cento volte. L'orto non è un giardino. L'agricoltura non si può programmare. Mi allontano un pò e lo guardo da più lontano. Effettivamente oggi sembra più un orto che un giardino. Ma sono sicuro che, domani mattina, sarà di nuovo un giardino con i nuovi pomodori maturi ed il nuovo "oro" dei fiori di zucca. D'altra parte anche i miei gerani un giorno hanno più fiori ed un giorno meno. Forse ha ragione mio cugino. L'agricoltura non si può "stilizzare". Ci ingannano le foto dei campi fatte dall'alto, i teleobiettivi potenti che nascondono i difetti, le belle riprese televisive della Natura. Che, da lontano e nel mondo artificiale, sembra perfetta.  Ma quanto più t'avvicini e la guardi nei dettagli e più ti appare meno perfetta. Più bisognevole di cure. Perchè reclama tanto lavoro per mantenerla e questo te lo fa intuire se Le rimani accanto. Si, avevano ragione i nostri mezzadri. Giardino da lontano, Orto da vicino. Ed anche loro, dopo tanto orto, volevano vedere anche un pò di  giardino. Perchè quelli che guardano  la Natura solo da lontano pensano che la Natura ed il famoso Territorio siano solo un bel giardino. E quello che vale in Natura vale nella vita di tutti i giorni. Si sente dire: "che bel lavoro è quello là!".  Ma non si pensa che quando ci sei dentro  e fatichi per la sua realizzazione molte volte ci rimani impigliato e molte volte il giardino si trasforma spesso in mille piccoli orti da coltivare, che si possono chiamare più semplicemente difficoltà di ogni genere.
 Ma guardandolo finito, quando il lavoro suscita ammirazione, ti suggerisce anche che nulla si ottiene per caso e che nulla ti viene concesso con facilità. Ma che ne vale, comunque ed in ogni caso, la pena!  Anche il semplice tentare! E senza starci troppo a pensare!                            
Honest Maverick productions
          Photo: 500 SEGRETI PER AVERE UN ORTO MERAVIGLIOSO. L’ultimo libro di Bruno Del Medico

Da decenni era caduta in disuso la consuetudine propria di molte famiglie, di coltivare un orto. Purtroppo, molte conoscenze sono andate perse, e oggi non esistono scuole né insegnanti in grado di trasferire cognizioni non accademiche, ma pratiche, a chi vuole incominciare. Questo libro, scritto da un amatore che ha coltivato il proprio orto per più di mezzo secolo, rappresenta una vera miniera di suggerimenti utili e consigli preziosi
Formato 17x24, 320 pagine.

http://coltivarelorto.myblog.it/archive/2012/10/12/500-segreti-per-avere-un-orto-meraviglioso.html




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