Era la domenica sera di primavera inoltrata esi ritornava a casa dal Circolo passando per lo spaccio dell’Appalto.Avevo gustato unfru-fru e un bicchiere di schiuma e mi ero divertito guardando BraccoBaldo Show. Il sole
tramontava dalla parte di Poggio Scopeto ed era alle sue ultime battute e rosseggiava
tutta la sommità della Montagnola. Eravamo felici nella nostra semplicità. La
domenica stavafinendo e ritornavamo a
casa per la cena.
Nell'orto il "tempo dei baccelli" era finita e stava arrivando l'estate piena e tra poco sarebbero arrivati anche i gelati.
Il mi’ babbo mi aveva dato la mano ed io guardavo la
manica della sua camicia. Si.. era proprio la camicia della domenica, fatta dalla sarta
che ci abitava accanto. Era a righe ( anni ’60) bianche e rosina, di larga misura.Era bella e
la stoffa era morbida e molto liscia…per forza...era la camicia a righe della Festa!
Ero felice nel mio semplice, piccolo, immenso "microcosmo" e tutta la Natura intorno mi sorrideva.
Credo che, in questo momento, scarseggi la capacità di sognare a lungo termine. Ed anche la capacità di gestire positivamente la nostra autonomia personale.
Il nostro modo di vivere di due anni fa che ci appariva tanto normale ed, a volte, anche un pò noioso, ora non esiste più anche se speriamo, con tutto il cuore, di riappropriarcene presto.
Per questo credo che i nostri auguri più belli non possano essere che questi: "Tempo... torna indietro". Come Back ...Time. Ad Majora.
S.Pietro, S. Piero in Campo - Badia di S. Pietro in Campo - Orcia
Comune - Provincia:
Pienza - SI
Toponimo IGM
S. Piero in Campo - Fiume Orcia
[...] A questo punto l'Orcia trova una forte barriera che obbliga le sue
acque a passare per una profonda gola formata a destra del poggio de'Bagni di
Vignone, a sinistra da quelli della Rocca e di Castiglion d'Orcia, fra i
quali si avanzano le sue acque nella direzione di libeccio.
Costà l'Orcia passa sotto un ponte nuovo di pietra che è l'unico fatto
attraverso della fiumana, dove passa la strada Regia romana. Esso è stato
rifatto nel secolo attuale un quarto di miglio distante dal promo, che fu
abbattuto dalle piene del fiume dopo quasi tre secoli di età.
Appella all'origine di detto ponte una lettera di Baldassarre Peruzzi
architetto del governo di Siena in data del 28 npvembre 1528, pubblicata nel
Vol. II del Carteggio di Artisti del testé defunto Gio Gaye. In questa
lettera il Peruzzi indica alla Signoria la spesa cui poteva ascendere la
costruzione di quel ponte sull'Orcia, la sua misura per farlo di un solo
arco, di braccia 10 di corda, e braccia23 di vuoto, con le bipe di 8 braccia
quadre da ogni banda, e grosse braccia 8, e al cui folta doveva esser lunga
braccia 26, larga braccia 10, e grossa braccia 2, ed il parapetto alto
braccia 1 e 1/2 lungo fra tutte due le bande braccia 90 e grosso 1/4 di braccia.
Tutta cotest'opera a quell'età fu calcolata non potesse oltrepassare 340
ducati. Quale differenza fra la spesa di un simil ponte nel 1528 e l'altra
del 1812, quando fu rifatto il nuovo, più bello e più grandioso sull'ingresso
della gola di Rocca d'Orcia.
Il progetto originario venne elaborato da Baldassarre Peruzzi (Siena
1481 - Roma 1536 ), pittore e architetto italiano. Condusse il suo
apprendistato pittorico a Siena e a Roma, città nella quale si dedicò allo
studio dell'antichità, in particolare dell'architettura, e subì l'influsso
dell'arte pittorica di Raffaello e del Bramante architetto.
Sotto, la lettera di Baldassarre Peruzzi
alla Signoria di Siena spedita da Bagno Vignoni, dove il pittore architetto era
andato per effettuare i rilievi necessari alla costruzione del ponte
sull'Orcia, e dove vi si ammalò.
"Magnifici
Signori Conservatori. Questa è la spesa e misura del ponte da rifarsi sopra il
fiume Orcia al Bagno Vignoni, secondo la misura datomi; cioè: di voto braccia
XXIIII e largo braccia X. Trovo che alsando, ovvero spalle del decto ponte
braccia IIII da ogni banda, e grosse braccia VIII, e lo arco a volta longa
reguagliata braccia XXVI, e larga braccia 10, e grossa braccia circa XC, grosso
3/4, faccino insieme canne CXII; che, computato la opera del scarpello, indico,
ducati 3 per canna, che fa la somma di ducati CCCXL. Et a fede del vero io
Baldassarre Perutio de Siena, e Architetto di Vostre Signorie Magnifiche, ò
facta la presente di mia propria mano, questo di XXIII novembre MDXXVIII."
************************** E' UN POST CHE AVEVO PREPARATO PARECCHIO TEMPO PRIMA (ULTIMI MESI DELL'ANNO 2019) DELLA PANDEMIA "COVID" CHE VOGLIO PROPORRE ORA PERCHE' POTREBBE RIGUARDARE, IN QUALCHE MODO , NELLA SUA SEMPLICITA', LA SITUAZIONE POST-PANDEMIA OD ALMENO QUALCOSA A CUI PENSARE.
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La via della superficie, a mio modesto parere, non porta mai a niente. Quasi sempre si sentono ripetere le stesse frasi dalla mattina alla sera, ma non sentiamo molto di frequente approfondire un argomento specifico come una crisi aziendale. Perdendoci anche un pò di tempo e non avendo fretta di passare da un argomento all'altro che può far venire anche ansia e palpitazioni. Guardare con calma come mai un'azienda è in crisi e perché vuole andare via o chiudere. Magari gli "addetti ai lavori" sono a conoscenza di tutte le problematiche ma noi (crowd peoples) non sentiamo spesso, anche nelle varie trasmissioni televisive, effettuare una disamina approfondita di programmazione economica ed industriale a medio e lungo temine, una proposta per risolvere in modo "economico" una crisi o qualsiasi problematica micro ed anche macro. Una fretta continua senza completare un argomento o una discussione lasciando spesso tutto in sospeso. Almeno questa è la mia modesta opinione.
Voglio solo ricordare un metodo che ci insegnavano le vecchie scuole degli anni 70, quando a scuola, specialmente nelle materie economiche e fiscali, non si scherzava.
Stavo proprio ricordando in questi giorni con un amico di scuola quando la Prof. di diritto ed economia, ma anche maestra di vita, piuttosto famosa per la sua preparazione e puntigliosità, ci faceva ripetere fino all'inifinito e mettere per iscritto le ragioni della progressività delle imposte e le differenze tra imposte dirette ed indirette. Erano i tempi quando si bocciava davvero o, meglio che ti andasse, ti rimandavano a settembre. E quando a scuola si faceva laboratorio economico nel pomeriggio con i mezzi di allora. Con le macchine meccanografiche che ci sembravano venire dalla luna.
Ma ora voglio dare sfogo anche alla mia "approssimazione" e "dilentantismo" che mi hanno sempre fatto credere di possedere in abbondanti dosi. E mi cimento con temerarietà, visto che il WEb me lo permette, in qualche eculubrazione di carattere economico ben conscio di non fare male a nessuno.
A mio modesto avviso quando una azienda vuole chiudere o delocalizzare occorrerebbe approfondire al massimo, sotto ogni aspetto, i motivi di questa situazione.
Credo che le motivazioni possano essere sostanzialmente due anche se completamente differenti e con ricadute sociogiche e sociali diverse:
1) - lavorare in perdita per i seguenti motivi: prodotto non più competitivo sui mercati; impianti obsoleti e/o mancanza di risorse per il loro rinnovamento; dumping dall'estero ed tutte le motivazioni possibili per cui l'azienda non riesca neppure a pareggiare i conti. E sappiamo bene che un'azienda, anche solo in pareggio, è destinata, nel medio/lungo periodo, a soccombere. Le soluzioni in questa casistica sono abbastanza complesse e ci riconducono principalmente ad una ristrutturazione del business (attraverso un nuovo business plan) che possa permettere, almeno sulla carta, di continuare e di tentare il proseguimento degli affari in modalità "economica e/o profittevole".
2) - voler guadagnare sempre, ad ogni costo: mettendo in atto processi di delocalizzazione, di sfruttamento di marchi fino all'impossibile, spolpamento di un'azienda attraverso una cannibalizzazione degli assets materiali e immateriali per arricchire altre aziende dello stesso gruppo o per processi di dumping fiscale. In questa seconda fattispecie occorrerebbe essere particolarmente severi, anche come controllo pubblico, sul comportamento aziendale, tenendo sempre presente, in questo caso, la funzione anche sociale dell'impresa come previsto anche dalla nostra Carta.
Un ultima cosa da riferire per questa brevissima disamina casalinga di economia aziendale è l'importanza del management (qualche volta ritorneremo sull'argomento) perchè, come dicevano molti esperti in passato, e come credo sia anche oggi, un buon o un cattivo management può determinare il destino dell'impresa tenendo ferme tutte le altre condizioni. Il management è quella grande variabile "indipendente" che può creare la fortuna ma anche no!
E poi in un'azienda (ed anche nella vita) non si può mai seguire la via della superficie e tirare a navigare sottocosta. Occorre piuttosto munirsi di un sommergibile e stare in profondità, cercando di evitare al massimo i siluri e, magari, qualche volta, lanciarne qualcuno anche noi.
Ai prossimi "soliloqui" economici un pò semiseri. Quasi caserecci e, per questo, genuini.
Una Pasqua inedita e particolare. Guardiamo la Natura e gli animaletti dalla Finestra. Fatichiamo ad orientarci in questo strano stato d'animo. Ma stiamo allegri. Fuori è Pasqua. Cerchiamo di portarLa anche un pò dentro casa. BUONA PASQUA A TUTTI
Occorre spesso una pregressa esperienza che quasi sempre viene richiesta per molte occupazioni o, ad esempio, per molte professioni ed impieghi.
Questo può essere anche giusto, ma ho sempre avuto un dubbio. Come si può fare esperienza se non viene offerta o creata l'occasione per farla o per cominciare ad imparare una professione nella pratica. E quali sono le molle che provocano l'"occasione per fare esperienza? Basta un titolo di studio con ottimi voti? Od occorrono spesso altre "qualità"? Su questi campi, per il momento non mi voglio dilungare. Ma l'occasione è una cosa importantissima nella vita ed anche se hai l'istinto di prenderla a volo, in determinati contesti, non lo potrai mai sfruttare perchè le occasioni non ti capiteranno quasi mai. O, meglio, capiteranno quasi sempre agli stessi.
Quindi questa volta la voglio fare molto breve: la parola "esperienza" va usata con molto "rispetto" e "perizia". Si addice bene ad un contesto competitivo e meritocratico quando ti si permette di conquistare anche l'occasione, senza favoritismi e "commendations".
E questa volta non c'è neppure il cane che si morde la coda. Perchè prima dell'esperienza c'è l' "apprendimento pratico" che non deve o dovrebbe essere concesso ma conquistato con merito e verità. E senza quella pratica tanto comune che da "altre parti" definiscono, senza apprezzamento, "cronysm". Ad majora e uno splendido 2020 e, possibilmente, con tante "occasions" per tutti.
Una sensazione diversa comincia a prendermi in questi primi giorni di Dicembre.
E' una bella sensazione anche se non so precisamente cosa sia. Perchè per l'aria di festa forse è un pochino presto, anche se oggigiorno è tutto anticipato, ma è qualcosa che mi fa star bene e mi fa pensare. Comunque è una bella atmosfera che porta a pensare. Dapprima in modo introspettivo ma, subito dopo, c'è la strada dei ricordi. Ed allora si apre il teatrino dei "Dicembre di una vita" e del loro "essere" sempre diversi. I "Dicembre" di quando eravamo ragazzi prima dei dieci anni in una società semplice e rurale dalla quale però ci sentivamo protetti e "fiduciosi" del futuro. Avevamo poco ma era tutto quello che ci voleva. Le "cose" pubbliche essenziali, erano molto efficienti e manutenute in una maniera egregia e tutta la gente ci teneva molto perchè le sentiva "Sue". Magari si mangiava la carne solo la domenica ma ci importava poco perchè questo era controbilanciato da una "comunanza" di sentimenti positivi che erano spalmati in tutto il vicinato. Sentivamo ed eravamo certi che se avessimo avuto bisogno di qualcosa c'erano i vicini di casa che ci avrebbero aiutato. Ci sentivamo una comunità con il "comune" denominatore della "solidarietà". E questo era molto importante. Era una cosa essenziale che ci ripagava di qualche privazione. Poi vennero i "Dicembre" della nostra adolescenza. Il consumismo era già cominciato ma si riusciva a tenerlo a bada. Il sentimento di vicinanza continuava a persistere anche se qualche "crepa" si cominciava ad intravedere. Ma con l'aumento dei consumi, la possibilità di "andare via" dalla vita del paese con l'auto comprata con mille sacrifici ma che ci dava un senso di " stupida potenza" e l'illusione della libertà (e con il consequente aumento della voglia di competizione), cominciò a sfaldarsi, piano piano, anche il senso di comunità e l'interessamento continuo alle problematiche "casalinghe". Non era tutta colpa nostra perchè per lavorare bisognava "andare via". Il lavoro per i giovani non c'era tranne che per qualcuno che aveva meriti "particolari". E portare via la gente per molti giorni alla settimana per lavorare provocava lo sfaldamento progressivo della piccola comunità. Questo processo continuò per molti "Dicembre" della fine degli anni '90 del secolo scorso e degli anni 2000. Perchè si andava verso tutti i "Dicembre" pieni di luci, di regali e di lustrini. I "Dicembre" pieni anche di tanto edonismo e di "privacy". Poi ci svegliammo negli ultimi "Dicembre" dei nostri giorni pieni di luci, di "auguri", di ansia, di affanni e di stress. Pieni di auto luccicanti e di SUV. I "Dicembre" di oggi, quando ci accorgiamo, all'improvviso, che non riusciamo neppure a mantenere "adeguatamente" quello che i nostri genitori, che avevano fatto la guerra e lottato "veramente" per la libertà, ci avevano lasciato con fiducia, nella comunità e nella disponibilità di tutti, affinché lo mantenessimo al meglio. Ed allora non ci resta che aspettare quello che i "Dicembre del futuro" diranno di noi. Speriamo che si ricordino di noi come di quelli che si erano "distratti" per un momento, anche se non tanto breve. E speriamo che ci riconoscano qualche attenuante. Meglio di niente, sarebbe anche questo. Basta accontentarsi. Perchè l'alternativa non sarebbe per noi troppo onorevole.