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martedì 24 novembre 2009
Sarebbe bello.......anche per i piccoli centri.
lunedì 23 novembre 2009
Quelle grandi forze sconosciute dentro di noi
Viviamo perché respiriamo, mangiamo, dormiamo. Oppure viviamo per qualcosa di più. Forse sfruttiamo solo una piccolissima percentuale delle nostre potenzialità, ma non sappiamo di avere queste risorse finchè non ne abbiamo estremo bisogno. E a pensarci bene è questo il nostro limite. La stanchezza che sentiamo spesso quando abbiamo fatto qualcosa, anche non trascendentale, è dovuta a limiti del nostro organismo o solo ad un senso di noia e di stress?.Le nostre vere potenzialità si esprimono nella forza di reagire che deriva dalla disperazione o dalla voglia di rivalsa. Prendiamo ad esempio qualche impresa al limite, come scalare un ottomila, e viene voglia di dire subito, io non ci riuscirei mai. Poi se tu volessi fare questo per un senso di rivalsa personale o per dimostrare qualcosa a qualcuno ti accorgeresti che non saresti inferiore alla scalatori professionisti, se non nell’allenamento. Fatte queste considerazioni e venendo ai fatti dei nostri giorni, a volte si ha l’impressione di vivere attorno a gente rassegnata ed anch’io molte volte lo sono. Facciamo il necessario di tutti i giorni, senza strafare e ci sembra già molto, senza pensare a quello che potremmo realizzare. Ad esempio nei rapporti con il prossimo:qualora usasissimo le nostre risorse superiori non avremmo problemi a non escludere nessuno, eliminare l’antipatia per qualcuno, volere bene a tutti, eliminare l’invidia ed infine sorridere anche a chi ci stà sulle scatole. Perché anche lui fa parte del grande girotondo della vita dove tutti siamo con le mani strette, gli uni agli altri ma non ce ne accorgiamo mai.
Ma forse il bello delle vita è anche questo: vivere con dignità, ognuno per sé stessi, in corsa per raggiungere ……..la propria solitudine. O forse il proprio destino.
Proprio ora è arrivata la notizia che un C130 di stanza a Pisa è precipitato con 5 militari a bordo. Uno degli aerei più sicuri al mondo è caduto. In questi casi crediamo invece che sia solo il destino o qualche cosa al di fuori dell’uomo che decide tutto. Restiamo addolorati per i cinque giovani ed esprimiamo il nostro più sentito cordoglio alle famiglie.
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venerdì 20 novembre 2009
Eppure basterebbe poco per essere contenti
giovedì 19 novembre 2009
"Outsourciamoci" tutti ! Forse si fà prima.
tratto da "http://draganbosnjak.postilla.it"
"Cos’è outsourcing? Per rispondere a questa domanda mi rivolgo a Wikipedia:
Outsourcing, parola inglese traducibile letteralmente come “approvvigionamento esterno”, anche detto esternalizzazione, è termine usato in economia per riferirsi genericamente alle pratiche adottate dalle imprese di esternalizzare alcune fasi del processo produttivo, cioè ricorrere ad altre imprese per il loro svolgimento.
Cosa succedeva negli ultimi anni in moltissime industrie italiane? Esse portavano gran parte delle loro produzioni nei Paesi esteri, in particolare Cina e Europa dell’Est. In cerca di cosa? Chiaramente, in cerca di manodopera con costi inferiori rispetto a quelli italiani.E questa pratica è aumentata anno dopo anno: sempre più aziende scappavano dall’Italia facendo fare tutto quanto in questi Paesi, lasciando in Italia eventualmente solo il nome e parte dell’amministrazione e, in alcuni casi, qualche servizio di etichettatura così che i rpodotti risultavano importati come materie prime e solo etichettati qui per risultare made in Italia ai fini di legge (o CE se volete…).
Quindi hanno lasciato solo una parte del servizio in Italia, portando la produzione vera e propria nei Paesi del terzo mondo…Ma io vi faccio una domanda: con questo atteggiamento il nostro Paese ci ha guadagnato o ci ha perso? La mia opinione è che così facendo non si guadagna niente e si perde la parte fondamentale delle nostre organizzazioni: il know-how produttivo viene svenduto nel terzo mondo…Inoltre si perde anche la flessibilità e la velocità di risposta al cliente e ai suoi bisogni… Perché non è possibile commissionare in Cina un pezzo personalizzato per un cliente da consegnare domani, bisogna per forza fare dei lotti di prodotto standardizzato che poi vengono consegnati in tempi lunghi attraverso canali di distribuzione via mare o via aerea.Cosa vuol dire questo? Il vantaggio che abbiamo in termini di costo della manodopera lo perdiamo in termini di soddisfazione del cliente, che va dal nostro concorrente, il quale gli consegnerà il prodotto personalizzato il giorno dopo… E noi perderemo il cliente…Era questa la nostra intenzione quando abbiamo portato la produzione lontano da casa? Sicuramente no… Ma oramai è tardi, il cliente è perso… E noi abbiamo pagato il nostro fornitore estero una barca di soldi per produrre in grossi lotti il prodotto che quel cliente non vorrà più …Cosa significa tutto ciò? Il nostro obiettivo principale è dare al nostro cliente ciò che lui vuole, quando lo vuole, nella quantità e con la qualità che vuole… E altrettanto dovrebbe essere valido anche per le operazioni interne: non produrre mai più di quello che il cliente immediato dopo di voi ha chiesto di fare. Se produciamo il prodotto in più rispetto a quello che vuole il cliente, vuol dire che parte di esso ci resterà sul “gobbone” e non sarà venduta… La stessa cosa succede se abbiamo le produzioni lontane da casa: visti i tempi di consegna lunghi, dobbiamo per forza prevedere i consumi dei nostri clienti per un periodo medio-lungo.
"E cosa succede quando il mercato entra in crisi (come sta accadendo in questi ultimi mesi…)? Le previsioni fatte vanno a farsi benedire, gli ordini dei clienti vengono costantemente annullati ma il materiale per il quale abbiamo pagato per produrlo all’estero resta nella nostra casa senza la possibilità di incassare i soldi spesi…E purtroppo oggi moltissime aziende si trovano in questa situazione … E fanno fatica a sopravvivere e ad uscire dalla crisi che ci attanaglia…Per questo motivo vi pongo alcune domande provocatorie: Ha senso produrre più di quello che vuole il cliente? Ha senso svendere il nostro know-how ai Paesi del terzo mondo solo per il beneficio della manodopera che costa meno? Non è meglio imparare ad essere più efficienti e responsivi ai bisogni dei clienti internamente, sviluppando il know-how (e anche le persone) a produrre senza sprechi? Ha senso produrre lontano dal nostro cliente?. Riportiamo la produzione qui e miglioriamo la nostra efficienza. Il tempo sta scadendo. E il nostro paese non potrà che beneficiarne se lo facciamo…"
tratto da "http://draganbosnjak.postilla.it"
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